Retorica, giustizialismo e popolo
di Carlo Mari---06-06-2018
Oggi in home page del nostro sito abbiamo evidenziato due splendidi articoli: di Luca Sofri, che in larga misura riporta considerazioni della politologa ed accademica Nadia Urbinati; e di Lucia Annunziata. Perché splendidi? Perché lucidissimi, cartesiani, profondi. Certo apprezzabili, mi rendo conto, soprattutto da chi è contrario al nuovo governo ed alla nuova maggioranza parlamentare. Ma la qualità, la lucidità e coerenza di un ragionamento possono essere comunque apprezzate. Da chi ne condivide i contenuti e da chi li contesta. Personalmente li condivido al massimo grado, ed in particolare trovo di alto profilo la analisi che Sofri/Urbinati svolgono sui soggetti politici in campo in Italia, e non solo; sul ruolo della retorica come strumento tecnico capace di creare il profilo di un soggetto collettivo (il popolo) del quale una forza politica si dichiari interprete unica e autentica; sul termine e sul concetto di populismo e della sua forza, in grado di reggere perfino al ruolo scomodo di neoestablishment. Addirittura emozionante mi è sembrata poi la analisi della Annunziata sul programma, fortemente ideologico, dei 5stelle in tema di giustizia (o meglio di giustizialismo): il vero cuore di tutto il movimento pentastellato (il suo vero DNA) e del Governo stesso. La chiusura dell’articolo è appunto, a mio avviso, emozionante, laddove conclude “… la punizione come trionfo finale della rettitudine. Che poi spesso nella storia abbiamo visto trasmutarsi in un sistema di controllo e di paura, che in nome dei Molti ha dato il potere supremo di nuovo ai Pochi…. .la differenza – almeno per quel che mi riguarda – con questo nuovo potere che nasce è DIFFERENZA NON NEGOZIABILE”.
Ed ho trovato per me condivisibilissime due considerazioni trasmesse in modo più o meno esplicito dai due articoli: 1) questo governo, o quanto meno il potere di questo tipo di soggetto politico durerà a lungo, perché difficile da combattere e persino da scalfire; 2) ciò che nella nuova maggioranza gialloverde è più preoccupante e rischioso (certo una bella gara!) non è tanto il colore verde (nella sua radicalità e aggressività politica, sociale ed umana, è pur sempre la destra estrema classica, già esistita e conosciuta dall’Italia repubblicana, democratica e parlamentare) quanto il colore giallo. Qualcosa di sfuggente, di ambiguo, di manipolatorio, dal fortissimo impatto non solo socio-politico, ma proprio antropologico culturale, che tende ad una repubblica di fatto fuori dall’alveo della democrazia costituzionale e dello Stato di diritto, cioè della democrazia rappresentativa. Non è folklore o marketing elettorale se i 5stelle hanno voluto la costituzione del Ministero della Democrazia diretta e se il suo titolare, Riccardo Fraccaro, rivendica come strategico tale ministero, in quanto vero cuore pulsante del nuovo governo (si legga sempre nella nostra home page l’articolo di Stefano Ceccanti sulla proposta di legge Fraccaro). Insomma persino Salvini, l’abile e politicamente spregiudicato Salvini, l’uomo forte (apparente?) del nuovo Governo, prima o poi dovrà fare i conti con questa idea di politica e di democrazia 4.0.
Ma in conclusione non posso esimermi dal fare una domanda a Nadia Urbinati e soprattutto a Lucia Annunziata (non a Luca Sofri che in questi anni non è stato dentro questo filone mediatico). Ma di tutto ciò, e del profilo vero e preoccupante del M5S, non potevano accorgersene prima, due intellettuali del loro livello, che invece sono state parte di quella intellighenzia italiana che ha tirato la volata ai 5stelle verso il potere? Non potevano accorgersene prima, e non ora, che, come loro stesse sostengono, è tardi?