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Tulips
di Sylvia Plath
(in fondo la 'molto libera' traduzione di Alberto Galanti)

The tulips are too excitable, it is winter here.
Look how white everything is, how quiet, how snowed-in.
I am learning peacefulness, lying by myself quietly
As the light lies on these white walls, this bed, these hands.
I am nobody; I have nothing to do with explosions.
I have given my name and my day-clothes up to the nurses
And my history to the anesthetist and my body to surgeons.

They have propped my head between the pillow and the sheet-cuff
Like an eye between two white lids that will not shut.
Stupid pupil, it has to take everything in.
The nurses pass and pass, they are no trouble,
They pass the way gulls pass inland in their white caps,
Doing things with their hands, one just the same as another,
So it is impossible to tell how many there are.

My body is a pebble to them, they tend it as water
Tends to the pebbles it must run over, smoothing them gently.
They bring me numbness in their bright needles, they bring me sleep.
Now I have lost myself I am sick of baggage——
My patent leather overnight case like a black pillbox,
My husband and child smiling out of the family photo;
Their smiles catch onto my skin, little smiling hooks.

I have let things slip, a thirty-year-old cargo boat
stubbornly hanging on to my name and address.
They have swabbed me clear of my loving associations.
Scared and bare on the green plastic-pillowed trolley
I watched my teaset, my bureaus of linen, my books
Sink out of sight, and the water went over my head.
I am a nun now, I have never been so pure.

I didn’t want any flowers, I only wanted
To lie with my hands turned up and be utterly empty.
How free it is, you have no idea how free——
The peacefulness is so big it dazes you,
And it asks nothing, a name tag, a few trinkets.
It is what the dead close on, finally; I imagine them
Shutting their mouths on it, like a Communion tablet.

The tulips are too red in the first place, they hurt me.
Even through the gift paper I could hear them breathe
Lightly, through their white swaddlings, like an awful baby.
Their redness talks to my wound, it corresponds.
They are subtle : they seem to float, though they weigh me down,
Upsetting me with their sudden tongues and their color,
A dozen red lead sinkers round my neck.

Nobody watched me before, now I am watched.
The tulips turn to me, and the window behind me
Where once a day the light slowly widens and slowly thins,
And I see myself, flat, ridiculous, a cut-paper shadow
Between the eye of the sun and the eyes of the tulips,
And I have no face, I have wanted to efface myself.
The vivid tulips eat my oxygen.

Before they came the air was calm enough,
Coming and going, breath by breath, without any fuss.
Then the tulips filled it up like a loud noise.
Now the air snags and eddies round them the way a river
Snags and eddies round a sunken rust-red engine.
They concentrate my attention, that was happy
Playing and resting without committing itself.

The walls, also, seem to be warming themselves.
The tulips should be behind bars like dangerous animals;
They are opening like the mouth of some great African cat,
And I am aware of my heart: it opens and closes
Its bowl of red blooms out of sheer love of me.
The water I taste is warm and salt, like the sea,
And comes from a country far away as health.


(versi tradotti liberamente)

I tulipani sono troppo dirompenti, qui è inverno,
guarda come ogni cosa è bianca, tranquilla e innevata.
Sto imparando la pace mentre quieta, a me vicina,
si posa come la luce su questi muri bianchi, questo letto, queste mani.
Non sono nessuno; non ho nulla a che fare con le esplosioni.
Ho dato il mio nome e i vestiti alle infermiere
la mia storia all'anestesista e il mio corpo ai chirurghi.

Hanno adagiato la mia testa tra il cuscino e il risvolto,
come un occhio fra palpebre bianche che non si chiuderanno.
Stupida pupilla, costretta a vedere ogni cosa.
Le infermiere passano e ripassano, non disturbano,
passano come i gabbiani sulla terra nelle loro cuffie bianche,
mentre fanno cose con le mani, proprio uguali l'una all'altra,
così che è impossibile dire quante siano.

Il mio corpo per loro è come una piccola pietra, se ne prendono cura
come fa l'acqua coi sassi sui cui scorre, levigandoli dolcemente.
Con i loro aghi luccicanti mi danno il torpore, mi danno il sonno.
Adesso che ho perduto me stessa sono stufa dei bagagli,
la mia borsa di vernice come un portapillole nero,
mio marito e il bambino che sorridono nella foto di famiglia;
i loro sorrisi mi si agganciano alla pelle, piccoli sorridenti ami.

Ho lasciato che le cose scivolassero in mare, io vecchio cargo di trent'anni
tenacemente attaccata al mio nome e indirizzo.
Hanno passato una spugna cancellando tutti i miei affetti.
Spaventata e nuda sulla plastica verde della barella
ho guardato la mia teiera, il comò della biancheria, i miei libri
affondare lontani, e l'acqua coprirmi la testa.
Sono una suora adesso, mai stata così pura.

Non volevo fiori, volevo soltanto
sdraiarmi a palme in su completamente vuota.
Come ci si sente liberi, non avete idea di quanto.
La pace è così grande che abbaglia,
non chiede nulla, un'etichetta col nome, qualche gingillo,
è ciò che i morti alla fine prendono, li immagino chiudere
le loro bocche su di essa, come se fosse un'ostia.

Innanzitutto i tulipani sono troppo rossi, mi feriscono.
Sentivo il loro respiro attraverso la carta da regalo
e il nastro bianco, come un bimbo mostruoso.
Rossastri parlano alla mia ferita, combaciano.
Sono infidi: sembrano ondeggiare ma in realtà mi tirano giù,
mi sconvolgono con le loro lingue veloci e il colore,
dodici piombi rossi intorno al mio collo.

Prima nessuno mi osservava, adesso sì.
Tra i tulipani girati verso di me e la finestra
da cui durante il giorno la luce si spande e si riduce,
io mi vedo, piatta, ridicola, un'ombra di carta ritagliata
fra l'occhio del sole e gli occhi dei tulipani,
non ho faccia, ho voluto cancellarmi.
I tulipani vividi consumano il mio ossigeno.

Prima che arrivassero l'aria era abbastanza calma,
andava e veniva, un respiro dopo l'altro, senza problemi.
Poi i tulipani l'hanno invasa con un frastuono.
Ora l'aria spinge e vortica come farebbe un fiume
attorno a un motore rosso-ruggine sommerso.
Attirano la mia attenzione che prima era felice,
giocando e riposando senza impegno.

Anche le stesse pareti sembrano scaldarsi
I tulipani dovrebbero stare dietro le sbarre come bestie pericolose;
si aprono come la bocca di un grosso felino africano,
ed io mi accorgo del mio cuore che apre e chiude
la sua ampolla di rossi boccioli per puro amor mio.
Bevo l'acqua e la sento calda e salata come il mare,
e viene da un paese lontano come la salute.
Note
Sylvia Plath (Boston, 27 ottobre 1932 – Londra, 11 febbraio 1963) è stata una poetessa e scrittrice statunitense, morta suicida a 31 anni.
Ricoverata in ospedale per una appendicectomia, trova una pace interiore mai provata prima che però le viene drammaticamente sconvolta da un mazzo di tulipani rossi che le ha portato il marito. Questi versi descrivono lucidamente la sua reazione.
 

 

Questi versi di Sylvia Plath sono stati inseriti da Alberto Galanti il 17-04-2022