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L'ULTIMO PAPA DEL RINASCIMENTO
23-10-2019
Nella lunga storia del papato il nome Pio si riaffaccia periodicamente nel corso dei secoli. Dei vari pontefici che hanno scelto questo nome ve ne sono alcuni che sono conosciuti da tutti e altri che sono noti solo nella ristretta cerchia degli specialisti di storia della Chiesa.
Un papa famoso è senza dubbio Pio IX, l’ultimo “Papa-Re”, sotto il cui pontificato ebbe fine il potere temporale della Chiesa. Un altro pontefice il cui nome è abbastanza noto è Pio XI, il papa che nel 1929 sottoscrisse i Patti lateranensi, ponendo la parola fine alla controversia che dal 1870 condizionava i rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica. Infine, chi non conosce Pio XII, il pontefice che si trovò a guidare la Chiesa in uno dei periodi più bui e drammatici della storia moderna, gli anni cioè della seconda guerra mondiale? Al di là delle polemiche che si agitano intorno alla sua figura, fa parte della memoria collettiva dei romani (e non solo) l’immagine del papa che, recatosi nel quartiere di San Lorenzo subito dopo un bombardamento, allarga le braccia quasi ad accogliere in un abbraccio collettivo tutti i presenti.
Vi è un altro papa con questo nome che meriterebbe di essere conosciuto dal grande pubblico, se non altro per le opere urbanistiche con cui s’impegnò a cambiare il volto di Roma, realizzando in pochi anni quello che altri pontefici non erano riusciti a realizzare in decenni: mi riferisco a Pio IV, ossia il milanese Gian Angelo Medici (nessuna parentela con la celebre famiglia fiorentina), vissuto nella prima metà del 1500. La storia non è stata particolarmente benevola con questo pontefice che, secondo alcuni, può essere considerato l’ultimo grande papa del Rinascimento e il cui breve pontificato, durato appena sei anni, venne quasi del tutto oscurato dalla personalità di un suo celebre nipote, san Carlo Borromeo, figura di sacerdote simbolo d’integrità pastorale e di slancio mistico, a cui vennero attribuiti anche alcuni dei meriti in realtà spettanti allo zio.
Personaggio complesso, pieno di contraddizioni – politico moderato e al tempo stesso uomo vendicativo e privo di scrupoli, umanista raffinato e pragmatico imprenditore – Pio IV non può essere compreso se non con riferimento al turbolento periodo storico in cui si trovò a vivere e operare. I primi decenni del XVI secolo vedono la Chiesa cattolica impegnata a difendersi dall’offensiva luterana e, nel contempo, a porre le basi delle nuove regole che ne disciplineranno la vita nei secoli seguenti. In particolare, con il Concilio di Trento si cerca di promuovere la rinascita morale della religione cattolica, ponendo un freno a quei costumi che avevano portato alla protesta di Lutero e alla drammatica divisione dei cristiani tra cattolici e protestanti. D’altro canto, però, sono ancora anni d’imperante nepotismo, in cui era considerato normale che ai congiunti del papa fossero assegnate cariche prestigiose e ricche prebende. È singolare, ad esempio, che le doti umane e religiose di san Carlo Borromeo siano state utilizzate per “giustificare” il nepotismo di suo zio Pio IV, che ne aveva propiziato la carriera, nominandolo cardinale e facendolo salire ai più alti gradi della gerarchia ecclesiastica.
Gian Angelo Medici fu eletto papa nella notte di Natale del 1559, alla fine di uno dei più lunghi conclavi della storia, la cui durata aveva causato proteste e disordini nelle strade di Roma. Le stesse condizioni di vita dei cardinali riuniti per l’elezione del pontefice si erano fatte critiche a seguito della lunga permanenza in un ambiente chiuso e affollato, pieno di anziani e di ammalati. La situazione igienica era diventata così drammatica che si era dovuto far intervenire dei facchini per pulire e disinfestare le stanze, rese invivibili dal “gran puzzore” che vi aleggiava.
L’eccezionale durata del conclave era stata causata dalle contrapposizioni che laceravano la compagine dei cardinali, divisi tra la lobby filo-spagnola e il partito schierato con il re di Francia. Alla fine, sarà il cardinale Medici, grazie alle sue doti di abile diplomatico ben attento a evitare di esporsi in maniera troppo netta, a essere eletto papa dopo che altre candidature di maggior prestigio erano state bruciate dai veti incrociati delle due fazioni.
Come ha scritto Sergio Redaelli nella biografia a lui dedicata (Pio IV, un pirata a San Pietro), una volta eletto, il pontefice affrontò con coraggio i difficili conflitti religiosi che infiammavano l’Europa e rischiavano di oscurare il cattolicesimo. Al tempo stesso, fu un papa molto sensibile alle opere di pubblica utilità, che lo portarono a costruire strade, ponti, restaurare acquedotti, alzare porte, rinnovare interi quartieri, completare chiese e fare bonifiche. In questi campi – da bravo lombardo pragmatico e senza fronzoli – fu un vero genio di operatività, spesso all’avanguardia e affidò ai migliori architetti e artisti il compito di realizzare le sue intuizioni. Scrisse un contemporaneo qualche anno dopo la sua morte che se Pio IV “avesse vissuto altri quattro anni, Roma sarebbe diventata una città nuova”.
Delle numerose opere realizzate durante il suo pontificato almeno tre meritano di essere ricordate: la costruzione di una nuova porta d’ingresso all’inizio di via Nomentana, i lavori di ampliamento e sistemazione dell’area situata tra San Pietro e Castel Sant’Angelo e, infine, la realizzazione della Basilica di Santa Maria degli Angeli.
Nella primavera del 1561, a poco più di un anno dalla sua elezione, ebbero inizio i lavori per aprire un nuovo varco in sostituzione della vecchia Porta Nomentana, che contemporaneamente venne chiusa. Il compito di realizzare la porta – che dal pontefice prenderà il nome di Porta Pia – fu affidato a Michelangelo, il quale introdusse nel suo progetto degli elementi innovativi in tema di porte urbane, ad esempio dando maggiore risalto alla facciata rivolta verso l’interno.
Certo, quando decise di realizzare un nuovo ingresso nella cinta muraria di Roma, Pio IV non avrebbe mai immaginato che, a distanza di tre secoli, proprio da quella porta avrebbero fatto irruzione le truppe italiane ponendo fine, dopo oltre un millennio, al potere temporale della Chiesa e facendo entrare la “breccia di Porta Pia” in tutti i libri di storia. Infatti, se dal punto di vista militare, si trattò solo di un piccolo scontro, sotto il profilo storico fu un evento epocale, destinato a segnare i decenni a venire.
Ma torniamo alle opere di urbanistica volute da Pio IV. Un altro intervento di rilievo fu il rafforzamento a scopo difensivo di Castel Sant’Angelo: i lavori richiesero lo spostamento di parte delle antiche mura che racchiudevano la basilica di San Pietro e il centro cittadino. Nell’area adiacente, ampliata a seguito dei lavori, il papa fece realizzare delle importanti opere di urbanizzazione, compresa l’apertura di tre nuove strade. Di queste, due fanno diretto riferimento al suo nome: Borgo Pio e Borgo Angelico (da Angelo, nome di battesimo di Pio IV). La terza sarà successivamente denominata Borgo Vittorio, in ricordo della battaglia di Lepanto. Inoltre, come spesso accadeva quando si realizzavano nuove vie o zone urbane, il papa accordò dei privilegi edilizi per favorire la costruzione di nuove case.
L’area, una piccola enclave a ridosso del Vaticano, era fino a pochi anni fa ricca di presenze artigianali; i crescenti flussi di turisti l’hanno trasformata in una zona piena di negozi e locali, snaturando in parte le originarie caratteristiche popolari di questo storico rione.
La terza opera che vorrei ricordare, tra le tante realizzate da Pio IV, rappresenta, se non la più importante, di certo la più monumentale del suo papato: la costruzione della Basilica di Santa Maria degli Angeli, situata nelle vicinanze della stazione Termini. Come sempre quando si trattava di commesse importanti, anche questa volta i lavori furono affidati a Michelangelo: sarà l’ultima opera realizzata dal grande artista.
Sull’area destinata a ospitare la nuova basilica, poggiavano i resti delle terme di Diocleziano, le più imponenti dell’antica Roma. Il progetto studiato da Michelangelo riflette una mentalità moderna e innovativa: invece di demolire i ruderi delle terme decise di utilizzarli trasformandoli in chiesa. Con geniale soluzione, l’artista ridusse al minimo l’intervento sulla preesistente struttura, ricavando il corpo principale della basilica dai locali che ospitavano il tepidarium romano; recuperò e utilizzò anche altre parti dell’antico stabilimento termale, tra cui otto imponenti colonne di granito rosa egiziano.
Il nome della basilica – la cui denominazione completa è ‘Santa Maria degli Angeli e dei Martiri’ – si collega a un’antica leggenda; secondo la tradizione, infatti, degli angeli avrebbero confortato i martiri cristiani che l’imperatore Diocleziano aveva fatto giustiziare, dopo averli impiegati per costruire le terme. La chiesa ospita le tombe di molti personaggi illustri, compresi alcuni protagonisti della storia italiana, tra cui Vittorio Emanuele Orlando e Armando Diaz. Lo stesso Pio IV è sepolto nell’abside della chiesa. Inoltre, la basilica di Santa Maria degli Angeli fu scelta per ospitare importanti cerimonie ufficiali: ad esempio, sia Vittorio Emanuele III sia il figlio Umberto (l’ultimo re d’Italia) si sono sposati in questa chiesa, rispettivamente con Elena del Montenegro e Maria José del Belgio.
Per uno scherzo del destino, accanto a tante importanti realizzazioni in campo urbanistico e architettonico – che hanno fatto giustamente giudicare l’opera di questo papa degna di un pontefice del Rinascimento – Pio IV fu protagonista di un episodio non all’altezza della sua fama di amante dell’arte e della cultura. Mi riferisco all’ordine da lui impartito di coprire le nudità della Cappella Sistina. Ha scritto il suo biografo che, a dispetto della stima che nutriva per Michelangelo, toccò proprio a Pio IV assumersi la responsabilità di fronte alla storia di censurare i dipinti del Giudizio Universale. A sua parziale giustificazione va detto che i nudi michelangioleschi erano da tempo bersaglio di bigotti e benpensanti; inoltre, soffiava sempre più forte il vento moralizzatore proveniente dal Concilio di Trento.
Alla fine il papa, pur combattuto, aveva dovuto cedere alle pressioni e ordinare che le nudità fossero ricoperte. Il compito ingrato fu affidato a un allievo dello stesso Michelangelo, Daniello Ricciarelli, il quale in buona fede accettò l’incarico, non immaginando che per questo sarebbe stato per sempre ricordato come il “Braghettone”, colui cioè che aveva messo le braghe ai nudi di Michelangelo.



Sarebbe ingeneroso, oltre che ingiusto, giudicare l’operato di Pio IV in campo artistico alla luce di un unico atto di censura, per quanto grave e disdicevole. Per avere un’idea dell’impronta lasciata a Roma da questo pontefice, è sufficiente visitare almeno una delle opere di cui abbiamo parlato: chi preferisce una passeggiata di sapore risorgimentale, a ricordo del passaggio di Roma al regno d’Italia e della sua trasformazione in capitale può andare a Porta Pia, dove si trova anche il famoso monumento al Bersagliere, corpo cui è legata la memoria della storica “breccia”. Chi, invece, preferisce una passeggiata artistica che unisce, alla bellezza di un’importante chiesa rinascimentale, il fascino dei maestosi resti delle terme d’epoca romana, tuttora visibili nella struttura della basilica può andare a visitare Santa Maria degli Angeli. Vale la pena di ricordare che a poca distanza dalla chiesa si trova l’ex Collegio Massimo, attualmente sede del Museo Nazionale Romano, che ospita una tra le più importanti raccolte archeologiche al mondo. Sarebbe sufficiente la statua in bronzo del “Pugile in riposo” o gli affreschi provenienti dalla villa di Livia, moglie di Augusto, a giustificare una visita a questo straordinario museo, purtroppo meno conosciuto rispetto ai più famosi musei Vaticani o Capitolini. Niente di meglio che concludere la visita con una giro nel suggestivo rione di Borgo, ovvero la zona compresa tra Castel Sant’Angelo – l’imponente fortezza edificata sui resti del mausoleo dell’imperatore Adriano – e la basilica di San Pietro, percorrendo a piedi le strade che portano il nome del pontefice che le fece realizzare.


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