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n. 1652   lettori al   08.03.21
UNA SERATA PARTICOLARE
22-01-2021
Cari compagni di viaggio, per inaugurare il nuovo anno - e anche come segnale di speranza per un rapido ritorno a una vita normale - questa volta invece di una passeggiata vi propongo di accompagnarmi a teatro. Se siete d'accordo, vorrei portarvi ad assistere a una 'prima' importante, nel più antico teatro di Roma, il Teatro Valle, situato a metà strada tra il Pantheon e Piazza Navona.
Il Teatro Valle fu realizzato per volere del nobile romano Camillo Capranica, che continuava così la tradizione familiare di amore per il teatro iniziata circa 50 anni prima dal nonno Pompeo. Nato come teatro privato di famiglia, il Valle fu inaugurato il 7 gennaio 1727. Nel corso dei secoli successivi subì vari rifacimenti e lavori: l'ultimo in ordine di tempo ebbe luogo negli anni '70 del secolo scorso per adeguarne le strutture alle norme di sicurezza antincendio.
Vale la pena di ricordare un aneddoto riguardante l'ingresso riservato, situato all'interno del cortile del palazzo da cui è stato ricavato il teatro, che i reali d'Italia (in particolare la regina Margherita) utilizzavano per assistere agli spettacoli. Quando l'ingresso avrebbe dovuto consentire il passaggio non più ai Sovrani ma al primo Presidente della Repubblica De Nicola, il vecchio amministratore di palazzo Capranica, irremovibile monarchico, pur di non far utilizzare il 'sacro ingresso' a un repubblicano, lo fece murare, costringendo De Nicola a utilizzare l'ingresso comune.

Ma, torniamo al nostro spettacolo. Come dite? Che cosa andiamo a vedere? Scusate, non ve l'ho ancora detto: lo spettacolo al quale assisteremo, si chiama Sei personaggi in cerca d'autore ed è stato scritto da un professore siciliano, un certo Luigi Pirandello, noto principalmente per aver pubblicato un romanzo dal contenuto inquietante, che gli ha dato tuttavia una certa fama, Il fu Mattia Pascal. Ah, dimenticavo di aggiungere che siamo nel 1921 e, precisamente, il 9 di maggio.
Voi ancora non lo sapete, come non lo sanno gli altri spettatori che questa sera sono a teatro, ma state per assistere a un evento che cambierà il corso della storia teatrale non soltanto in Italia, ma nel mondo intero.



Fin dall'inizio della recita, si capisce che si tratta di un'opera particolare, del tutto nuova rispetto a quanto sinora visto a teatro. Infatti, sul palcoscenico dove alcuni attori con il loro capocomico stanno per iniziare le prove di uno spettacolo, irromperanno sei strani personaggi, i quali si diranno “in cerca di un autore”. Di qualcuno, cioè, che sia disposto a raccontare la loro terribile storia familiare.
In effetti, il tema della commedia – se così si può chiamare – era per quei tempi, ed è tuttora, di una crudezza non comune. È lo scandalo dell'incesto, il soggetto intorno al quale ruota l'intero ingranaggio dell'opera e sul quale Pirandello manda allo “sbaraglio” attrici e attori.
È un argomento troppo scottante, presentato per di più tramite una messa in scena troppo anticonvenzionale e all'avanguardia, per non suscitare le proteste del pubblico. E, infatti, buona parte del pubblico, soprattutto quello meno giovane, protestò. Alla fine dello spettacolo, ecco partire i fischi e le proteste.
Scrive Matteo Collura, nel suo interessante libro intitolato Novecento a proposito di quella serata, che era già notte fonda quando Pirandello, accompagnato dalla figlia Lietta, si accinge a lasciare il teatro. Pensa di essere ormai al riparo dalle proteste del pubblico, che non si sente più rumoreggiare all'ingresso. Non è così, perché i più accaniti contestatori – e tra loro alcune signore ben vestite – sono ancora lì, davanti al teatro, e si mettono a urlare “Manicomio!” non appena intravedono l'autore della “scandalosa” commedia. Per fortuna, arriva un taxi e Pirandello, dopo avervi fatto salire la figlia, vi entra dentro calmo, con sul volto un sorrisetto tra l'amaro e l'ironico.
Un famoso giornalista presente a quella serata, Orio Vergani, scriverà anni dopo sul Corriere della Sera: “Nel quadrato del finestrino mentre dava l'indirizzo della casa lontana e mesta dove, all'indomani, avrebbe ripreso a lavorare, si vide ancora il suo viso. I giovanotti eleganti lanciavano delle monetine. E le signore anche, aprendo in fretta le loro preziose borsette. Odo ancora il rumore del rame sul selciato, il riso e l'oltraggio. Credo che per questo il grande Maestro abbia voluto, dopo tanti anni, fare l'ultimo viaggio col carro dei poveri, a un'ora ignota”. Quando Vergani scrisse queste righe, nel 1936, Pirandello era da poco scomparso, dopo essere diventato il commediografo italiano più rappresentato nel mondo e aver ricevuto il premio Nobel.

Ma torniamo alla commedia; quel che più bruciava nel ricordo di chi aveva assistito allo spettacolo era il suo contenuto scandaloso. Perché, si domandavano in molti, un artista arriva a concepire un'opera del genere?
Quello che gli spettatori dell'epoca non sapevano è che Pirandello lo “scandalo” l'aveva in casa e non aveva, quindi, bisogno d'inventarselo. Né potevano certo immaginare, in quella notte romana del 1921, che quelle grida di “Manicomio!” dovevano essere state per lui come tanti schiaffi, dal momento che sua moglie Antonietta da due anni si trovava ricoverata in una casa di cura per malati di mente.
Oggi, noi sappiamo che, tormentata da una gelosia devastante, la moglie di Pirandello andava di nascosto a spiare il marito all'uscita della scuola femminile dove insegnava. Poi, con il peggiorare della sua patologia, era passata ad attacchi ben più gravi, arrivando ad accusare la figlia Lietta di rapporti incestuosi col padre.
E più tra quel povero padre e quella povera figlia, su cui pendeva un così terribile sospetto, cresceva una sorta d'intesa, una “tacita tenerezza”, più la madre prese a perseguitare la ragazza, implacabilmente, giorno e notte. A tal punto non dava tregua che, alla fine, Lietta dovette essere allontanata da casa e mandata a Firenze, presso una zia. E ogni volta che Pirandello parlava di farla tornare otteneva dalla moglie invariabilmente la stessa risposta: “Lei entra ed io esco”. Insomma una vita d'inferno, con lo scrittore rimasto solo insieme alla sua compagna malata, fino a quando, diversi anni dopo, ormai disperato, acconsentì che Antonietta fosse ricoverata in una clinica, unica via d'uscita dall'impossibilità di vivere insieme, dal reciproco odiarsi e maledirsi dopo essersi tanto amati.
È in questo groviglio familiare che l'inquietante dramma era stato concepito; ed è sempre per questo motivo che i Sei personaggi sono, oltre che un capolavoro del teatro del '900, la materializzazione delle angosce del loro autore, delle sue paure di marito e di padre. Sostiene Collura che trasferire quell'incubo in un'opera teatrale fu per Pirandello una sorta di catarsi, un momento di liberazione, dove avviene quello che egli dentro di sé, probabilmente, sogna: la distruzione della famiglia, di questa formidabile istituzione sociale che sa essere anche il luogo privilegiato delle più aberranti malvagità e bassezze. Ma, come far accettare tutto questo, anche se sotto forma di finzione teatrale, in un paese e in un'epoca in cui la famiglia rappresenta il fulcro centrale della società ed è circondata da un alone di sacralità? Come dimostrare che, nel chiuso delle mura domestiche, in nome di quella sacralità vengono perpetrate le più gravi offese alla persona umana e alla sua dignità?
Alla fine, Pirandello, con la sua grandissima abilità e sensibilità d'artista, ci riuscirà. E, infatti, se a Roma l'opera aveva diviso il pubblico ed era stata oggetto di pesanti contestazioni, la messa in scena milanese, al Teatro Manzoni, il 27 settembre di quello stesso anno, sarà un successo. Questo, a conferma del fatto che, già un secolo fa, i milanesi erano più moderni, più aperti alle novità, insomma più “europei” di tanti altri italiani.
Un successo ancora maggiore riscuoterà la commedia a Parigi, nel 1923, e così via, in giro per tutti i maggiori teatri del mondo: Londra, New York, Berlino, Praga, Amsterdam.

* * * *

A questo punto, forse vorrete sapere che ne è stato dei tre principali “protagonisti” di questa storia. Lietta, la figlia, si sposerà nel luglio del 1921, un paio di mesi dopo la prima rappresentazione dei Sei personaggi. Antonietta passerà il resto della sua vita in una casa di cura, mentre Pirandello troverà infine conforto nell'amicizia con un'attrice, Marta Abba , che ne diverrà l'interprete preferita oltre che la musa ispiratrice. Per lei l'autore siciliano scriverà alcune delle sue commedie più famose: Trovarsi, L'amica delle mogli, Diana e la Tuda, Come tu mi vuoi.
Antonietta e Luigi, si rivedranno un'ultima volta, a casa del figlio Stefano, dopo tredici o quattordici anni da quando lei era stata ricoverata. Si ritroveranno di fronte, ormai anziani, guardandosi con imbarazzo come due estranei, chiamandosi per nome, ma rimanendo a tre passi di distanza l'uno dall'altra, senza riuscire neppure a sfiorarsi, a darsi la mano; incapaci di superare quel baratro che la vita aveva scavato tra loro.
E sarà stato proprio come assistere al finale di una commedia di Pirandello.




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