I curdi e l'identità da difendere
16-02-2026
Si poteva pensare che un piano di unificazione territoriale del Governo di Damasco potesse comportare la pacificazione di quella galassia di gruppi di diversa composizione etnica e religiosa che popolano il territorio siriano. Almeno, questo era il progetto politico del presidente Al Jolani. Il 30 gennaio, tra Damasco e SDF (Forze Democratiche Siriane) in maggioranza curdi, è stato firmato un accordo che prevede che le parti si impegnino in modo permanente a considerare le terre autonome abitate dai curdi come appartenenti alla Siria.
L'amministrazion Autonoma della Nord-Est della Siria, l'Autorità dell'Aviazione Civile e quella portuale, e tutto il personale impiegato nelle ex-istituzioni curde sarà integrato nelle istituzioni governative siriane.

Contro la minoranza etnica curda invece, la più numerosa (9-10% della popolazione) dopo gli arabi, uno strascico di violenze e di umiliazioni si sta consumando con brutalità e desiderio di vendetta. I curdi sono una minoranza di grande rilievo nell'area, sono laici con grandi capacità di autogoverno oltrechè militari per avere combattuto e sconfitto l'Isis, affrontato sostanzialmente con poche armi e pochi aiuti internazionali. Una comunità che ha ricosciuto l'importanza del ruolo politico della donna e la parità di genere dando prova di responsabilità civili e sociali proprie delle società democratiche. Certamente un progetto troppo avanzato tra i paesi dell'Asia Minore, che avrebbe potuto infastidire e porsi come esempio al loro interno, rispetto alle politiche tradizionali e alle convenzioni ancora adottate.
Le forze di Damasco hanno aggredito Aleppo e Kobane, simboli della resistenza all'Isis, soprattutto nella parte Nord-Est del Paese. Del Rojava, il territorio in cui è stato realizzato un progetto di convivenza laico e democratico, che doveva essere esteso anche agli arabi siriani, non si parla più. Molti sono in fuga per evitare umiliazioni e violenze.
Al di là degli accordi, quello che conta è la responsabilità politica di entrambe le parti nella realizzazione di quanto convenuto, soprattutto il pensiero va alla nuova Costituzione siriana, fondamentale per garantire i diritti civili anche di arabi, cristiani, drusi e alawiti.
La preoccupazione molto fondata è per il ruolo della donna e della parità di genere, un patrimonio di giustizia e di modernità conquistato e ormai condiviso dalla popolazione curda.