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Lo Stretto di Hormuz
11-05-2026 |
Con la politica estera del Presidente americano, Donald Trump, la situazione nello Stretto di Hormuz è diventata l'emblema di un fallimento strategico annunciato. Il controllo del canale da parte iraniana è una fortuna sfacciata, un epigono inimmaginabile per gli Usa. Lo Stretto è uno specchio d'acqua largo circa 30 km, dove transitano navi, carghi e barchini carichi di petrolio (un quinto del totale) e prodotti affini, oltre a fertilizzanti e terre rare. Il controllo di questo breve tratto di mare è una leva che l'Iran attiva quando vuole, a secondo se i bombardamenti e le minacce degli Usa sono più o meno provocatorie, oppure se il guadagno da questi traffici può rendere conveniente o meno il danno politico ed economico arrecato. La ricaduta in Europa e negli Usa di questa situazione, è un'altalena costante di prezzi che salgono e scendono a secondo del gioco al rialzo. L'inflazione sta colpendo soprattutto la classe media dei paesi importatori. Negli Usa, il prezzo della benzina ha raggiunto quasi i 5 dollari al gallone.Con questo capolavoro strategico, il tecno-gruppo al comando degli Usa ha determinato un impazzimento delle dinamiche commerciali e finanziarie che, prima d'ora, erano regolate ed orientate da norme e accordi che permettevano ai contraenti benefici reciproci. Nello Stretto, doppiamente bloccato, da parte iraniana e da parte Usa, nessuno sta pensando di smobilitare. Una guerra guerreggiata a tratti, che si concede qualche pausa per qualche ora o per qualche giorno, per riprendere subito per ricatti reciproci. Ma dei morti che causa non c'è traccia, importante è dare l'impressione di vincere. Trump ha il problema delle elezioni di Midterm, gli Iraniani, ormai in mano ai Pasdaran, pensano alla sopravvivenza del regime, Israle non sente ragione sul problema dell' uranio arricchito ancora in possesso dell'Iran e vuole continuare. L'unica vera vittoria di Trump poteva essere il ripristino del traffico nello Stretto, evitando di farlo diventare in queste ultime settimane, una leva negoziale in mano agli Iraniani che, come tutti i regimi non devono guadagnarsi il consenso, non hanno problemi di tempo. Pesa l'assenza di una Guida Suprema per le decisioni in politica estera. Mojtaba Khamenei, l'erede politico, che non si è mai mostrato in pubblico dopo le gravi ferite, non sembra prendere le decisioni che gli competono creando un vuoto di potere enorme. In Iran intanto chiudono le attività di lavoro e questo genera milioni disoccupati, motivo di grave preoccupazione per il governo. Per i Pasdaran prolungare l'esistenza del regime è meglio, vogliono continuare la guerra e sono convinti di poter controllare la protesta con la violenza. L'aggressione degli Usa, oltre a non aver prodotto il regime change, è costato all'Iran un bagno di sangue di circa 3500 morti a causa dei bombardamenti e delle persecuzioni. Ed ha peggiorato le sorti degli oppositori che vengono condannati a morte a decine, da metà marzo. Secondo le ultime notizie è stata scarcerata su cauzione Narges Mohammadi, Nobel per pace, per le precarie condizioni di salute contratte in gran parte in carcere, necessita di cure continuative e specialistiche e per questo non dovrebbe tornare in carcere. Al di là del possibile accordo, in 14 punti, spinto da Doha e Islamabad, Gaza continua a bruciare ed è in piena crisi umanitaria, gli Hezebollah continuano a colpire il Sud di Israele, gli Houthi emissari dell'Iran, minacciano la chiusura dello Stretto di Bab al Mandeb tra Golfo di Aden e Mar Rosso per stringere ancora di più sul traffico commerciale. In questo panorama, la Cina apparentemente silente, ha compreso l'importanza dello snodo commerciale nel Golfo e riscuote i benefici senza eccessivo impegno, migliorando la sua interlocuzione nell'area sia come aiuti all'Iran sia come presenza politica. E' l'ipotesi opposta a quanto voleva il Presidente americano che ha infuocato il pianeta, non solo nei distretti interessati, per evitare questo. Per la Cina, l'accelerazione imposta dagli eventi bellici ha determinato l'aumento della produzione dei prodotti tecnologici e delle filiere delle rinnovabili concorrendo al miglioramento della sua leadership mondiale. ![]()
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