G2 a Pechino, calma quasi piatta
18-05-2026
A Pechino, si è concluso, in un clima colloquiale misurato nei toni, l'incontro tra Xi Jimping e Donald Trump. L'esito irrilevante certifica un sostanziale stallo nei rapporti tra le due potenze. Aver scelto di proseguire il confronto in Cina è stata già un'ammissione di debolezza da parte Usa, nonostante la superiorità della forza militare. Giocare la propria partita in territori altrui non è proprio un'immagine di forza che si offre agli alleati e neanche agli avversari. Sicuramente, le trattative hanno cambiato direzione: non più soltanto verso il Medio Oriente per l'apertura dello Stretto di Hormuz, ma anche verso l'Indo-Pacifico per Taiwan. Su entrambi i fronti, nessuna concessione da parte dei due Capi di stato.
Su tutte le questioni internazionali, al momento: Cina, Usa e Russia , attori protagonisti ad ogni livello, non sanno dare risposte. La Russia di Putin per far vedere che esiste, nonostante l'oscuramento sulla scena mondiale, provocato dal blocco del canale e dall'incontro di Trump e Xi a cui non è stato invitato, ha bombardato e ucciso decine di persone a Kiev. L'Europa,invece, apparentemente in disparte, continua il suo percorso , nonostante la costante esclusione dal tavolo negoziale che conta (conta davvero?). Le prerogative dell'Europa sono un'isola in mezzo all'Oceano ma dove le parole : democrazia e diritti civili non sono uno slogan. I leader europei si stanno muovendo autonomamente sia sulla difesa dell'Ucraina che per trovare una via d'uscita su Hormuz. Un inferno certo non scatenato dall'Europa che sta pagando solo le conseguenze, ma che richiede un giudizio indipendente e capacità politiche proprie per uscire dal pantano dove è stata cacciata.
Tornando a Trump, la logica dell'incontro, doveva essere spesa tutta nel potenziamento della leva negoziale, che avrebbe dovuto produrre un importante deal che va dall'AI alle terre rare. La Cina chiede invece la non interferenza degli Usa su Taipei che dovrebbe rimanere nell'orbita cinese e l'allentamento, neanche questa volta accordato, del flusso economico americano (14 miliardi, la prima tranche di 24 complessivi) verso Taiwan, in vista di diventare uno polo strategico di rilevante stabilità economica internazionale come lo è stata l'America per oltre un secolo. Trump vorrebbe l'intervento di Xi per indurre l'Iran ad allentare il controllo sullo Stretto di Hormuz che al momento garantisce il passaggio solo ad alcune navi cinesi, giapponesi e pakistane. Alcuni paesi europei, in autonomia,stanno già contrattando con i Pasdaran le condizioni per riprendere il passaggio da Hormuz.
La presenza delle compagnie della Silicon Valley, al seguito del Presidente americano, certifica che le questioni strategiche vengono barattate costantemente da Trump con gli affari. Sul tavolo negoziale, in blocco, scelte strategiche e scambi economici: lo Stretto di Hormuz e Taywan a fronte di accordi commerciali.
Un big change non strategico da parte di Trump quasi fallimentare, si potrebbe definire l'azione del Presidente Usa in politica estera, che non ha sancito la supremazia americana, ma anzi ha potenziato l'ingerenza della Cina nello Stretto. E ha significato per i paesi europei: un rialzo dei prezzi, crisi energetica, discesa occupazionale e uno sforzo notevole per le spese per il riarmo.
L'intenzione di riprendere a breve la guerra contro l'Iran da parte del Presidente americano insieme a Netanyahu, sarà il seguito di questa politica insensata per tentare di riprendere credibilità anche all'interno degli Stati Uniti, causerà ancora vittime e instabilità economica in una regione già profondamente destabilizzata, ma anche in Europa.