La solitudine feconda dell'Europa 
10-06-2026
Certamente la vecchia Europa, elegante e culla del libero pensiero, dei diritti e dell'arte, è al momento un'isola nel deserto: gode però del credito e dell'apprezzamento delle menti aperte. E' un segmento di circa 500 milioni di persone, certo pochi, di fronte ai giganti del pianeta: Cina, India e Usa, ma rimane un polo attrattivo proprio per le sue caratteristiche. La condizione di solitudine – come sosteneva – Albert Camus, è una possibilità di crescita. L'essere umano, pur trovandosi in una situazione di incertezza, può recuperare il senso della responsabilità e della solidarietà. Per l'Europa questo vale ancora di più ed è ancora più attuale, perchè la solitudine può diventare un punto di partenza per sviluppare una nuova rinascita e raggiungere obiettivi sempre più significativi. La solitudine politica a cui è stata consegnata di colpo l'Europa, trova fondamento nel repentino voltafaccia del Presidente americano, Donald Trump, quando ha attaccato l'UE, con dazi e minacce di uscita dalla Nato e di invasione della Groenlandia. In seguito, ha tagliato i fondi all'Ucraina . Al tempo di Biden, a Kyiv venivano forniti dagli USA 20-30 miliardi di dollari all'anno, con Trump la somma è stata ridotta a mezzo miliardo di dollari nel 2025- 2026.
E' innegabile che l'Europa sia un soggetto politico che si sta strutturando per affrontare in politica estera le sfide che si affacciano di continuo. Siamo oltre i primi vagiti e l'insignificanza. Tra critiche e incertezze si è costituita la Coalizione dei Volenterosi (Regno Unito, Francia, Germania, Ucraina (Volodymyr Zelensky) che, dopo il recente summit di Londra dei primi giorni di giugno 2026, si riunirà nuovamente al prossimo vertice di Parigi, il 13 e 14 luglio 2026, incentrato sul supporto all'Ucraina e sullo Stretto di Hormuz. Inghilterra e Francia sono i protagonisti principali della Coalizione, sono i due paesi che stanno pensando ad una Europa a due velocità, Nord e Sud. Che significa lasciare indietro i paesi che non decidono, che non prendono iniziative e non si espongono con posizioni chiare sugli eventi, oppure che rivendicano posizioni sovraniste o che soffrono di paure ancestrali, oltre che obbedire alle convenienze politiche del momento. Un atteggiamento più unitario di pochi è stata la risposta al boicottaggio protrattosi per anni da parte del'Ungheria e alla ritrosia di altri come Germania e Italia che hanno avuto come effetto l'impossibilità di votare qualunque provvedimento richiedesse l'unanimità. L'Italia da parte sua ancora non batte un colpo e giace nell'irrilevanza più totale. Il filo-atlantismo si è spezzato miseramente, come prevedibile, sotto i colpi inferti da Donald Trump. Il Presidente americano rimane nella sua postura muscolare simulando ancora padronanza di sé, ma non gode più di grande credito per via della sua conclamata instabilità mentale, mentre l'Amministrazione americana sfoggia grandi doti diplomatiche e saggezza ogni volta prima che il tycoon attacchi l'Iran.
L'Unione Europea necessita di riforme istituzionali per dirsi Europa e certamente ha sofferto del tafferuglio continuo tra i 27 Stati che la compongono a causa dell'Ungheria di Orban che ha rallentato il compiersi di molti processi. Adesso è l'unico lembo di mondo che continua a rifornire l'Ucraina delle risorse necessarie per sostenere il conflitto e l'industria degli armamenti, soprattutto quella dei droni. Di recente, ha incassato 90 miliardi per la ricostruzione e purtroppo per il riarmo. Sicuramente, l'Ucraina, dopo 4 anni di guerra, diventerà la sponda più importante per la difesa dell'Europa: ha sviluppato importanti capacità militari e soprattutto l'industria dei droni. Kyiv ha attaccato le capacità di produzione della Russia e anche della raffinazione. Al momento, l'Alleanza atlantica ha stabilito che, ogni anno, il tetto minimo di spesa militare per gli Stati europei deve essere del 2% del PIL che dovrà raggiungere il 5% entro il 2035: il 3,5% per gli armamenti convenzionali e l'1,5% per cyber difesa ed altre infrastrutture. Da un punto di vista più strettamente politico, il raggiungimento del 5% è da considerare un eccesso di spesa per difesa, soprattutto se rapportato alle difficoltà economiche del nostro Paese.
Nei piani europei, ci sono anche importanti investimenti sull'IA (Intelligenza Artificiale) per 120 miliardi per limitare il divario con i giganti Cina e USA. Le tecnologie digitali di cui vantiamo eccellenze in settori chiave, si stanno ancorando sempre di più nell'economia reale: nei processi produttivi delle piccole e medie aziende, nei servizi, nella sanità, nella pubblica amministrazione e in materia di sostenibilità ambientale.