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Escalation in una guerra a bassa intensità
16-09-2026 |
Nei rapporti con l'Europa, il doppio registro di Vladimir Putin, comincia a dissolversi: a livello diplomatico lascia intravedere, da una parte, una possibilità di pace e che quasi sarebbe disponibile a trattare (se non fosse colpa dell'Ucraina !), dall'altra continua a colpire paesi e territori ad Ovest, in un perimetro sempre più ampio. E' una strategia molto abile. Si dice che trattasi di tattiche del terrore acquisite alla scuola russa del Kgb. Silenzio e poi attacchi a sorpresa in contemporanea. Vengono presi di mira autobus in transito pieni di viaggiatori, stazioni ferroviarie, treni su cui viaggiano anche diplomatici e personalità apicali della politica europea (visto che i treni erano ritenuti più sicuri della viabilità aerea). Più che far pensare alla continuazione della guerra ibrida contro l'Europa impostata su: disinformazione, attacco a dati sensibili, qualche attentato, troll per destabilizzare l'opinione pubblica e spostare consenso, sembrerebbe che già ci sia stato un salto qualitativo verso una guerra a bassa intensità accerchiante, un'invasione lenta condotta su vasta scala, da un paese costantemente in guerra (quasi 5 anni) che ha già pianificato un'aggressione sempre più serrata contro obiettivi militari e civili dei paesi Nato. E' stato sfiorato qualche giorno fa anche l'aereo di Zelensky e poi di nuovo al ritorno dalla Norvegia . Oggi, il Ministro della Difesa Crosetto, sta volando scortato da caccia italiani, e sempre per quanto ci riguarda,un drone che volava nei cieli della Lituania, zona Kaunas, è stato abbattuto da caccia italiani. Un convoglio ai confini della Polonia, nella tratta Kiev-Varsavia, è stato attaccato con 206 persone a bordo. Per un caso, nessuna vittima. Non sembra più che Putin stia testando le reazioni dei Paesi Nato, soprattutto pare stia provocando con l'obiettivo di dimostrare che in ogni caso, avrebbe la meglio per forza militare e perchè dispone della bomba atomica. Per questo l'utilizzo delle armi convenzionali insieme ai droni sono ormai sistemici. Ognuno, ogni paese, viene allertato dal pericolo della guerra seminando stati di angoscia nelle popolazioni soprattutto negli stati ai confini. Sul variegato fronte dei pacifisti in Europa, molti anche in Italia: politici, giornalisti e intellettuali, forse nostalgici dei tempi passati o convinti che la storia produca non solo grandi criminali ma anche grandi diplomatici, o che epoche non cambiano, oppure per illudersi che un modo per fare cessare la guerra ci sarebbe, sostengono che tutto questo sarebbe potuto finire con gli strumenti della diplomazia. Non ci si rende conto che dall'onda nera che scuote l'Europa e dai vari governi di centro destra un po' conniventi, ancora attoniti per l'ascesa dell'estrema destra, non possono scaturire leader con grandi capacità politiche e diplomatiche. I grandi leader li produce la storia, spesso dalle macerie. Il tempo della reazione e della riflessione si impone anche durante le crisi. Nella seconda guerra mondiale, lo capì bene perfino il Primo Ministro Winston Churcill quando invitato a più riprese ad andare a trattare con Hitler, si rifiutò categoricamente per non finire in bocca al nemico. Non esiste diplomazia ad oltranza, anche se comunque il filo della diplomazia va sempre coltivato. Ma al momento disponiamo di grandi statisti come i cancellieri tedeschi, Helmut Kohl oppure Angela Merkel, in grado di entrare in relazione con Putin ripartendo dal Protocollo di Minsk (2014-2015)? L'accordo era nato per fermare la guerra nel Donbass, a est dell'Ucraina, tra governo di Kiev e separatisti filorussi, firmato tra Germania, Francia, Russia e Ucraina. Bisogna sempre ricordare che dopo le elezioni i Russi imposero il loro candidato Viktor Janukovyc, imposto da Mosca, e che gli Ucraini non accettarono, perché non poterono transigere sui valori della democrazia e della modernità. Non abbiamo nessuna certezza di come sarebbero andate le cose, né qualcuno può essere certo che una nazione che si prepara alla guerra da oltre venti anni e che sogna la Grande Russia senza lasciarsi scalfire da nessun vento di modernità, ad esempio sui diritti civili, possa cambiare obiettivi a seguito anche di buone trattative di pace. ![]()
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