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n. 97   lettori al   23.01.20
Famiglie, piccole, piccolissime, quasi inesistenti
10-01-2020
Al pranzo di Natale eravamo in quattro: io, mia sorella, mia cugina, il figlio di mia cugina. Il generoso tentativo di radunare intorno a un tavolo la residua socialità familiare aveva sortito questo magro risultato, e i presenti non se ne lamentavano di certo: forse era anche un progresso rispetto all’anno prima. Visto che ciascuno di noi abitava per conto suo, eravamo quattro famiglie mono-personali, direbbe l’Istat, come lo sono oggi il 33% delle famiglie italiane. Sicuramente anche noi contribuivamo ad abbassare la dimensione media della famiglia, scesa da 2,7 componenti (media 1997/98) a 2,3 (media 2017/2018).

E’ vero che questi numeri vanno presi con le pinze: molte “famiglie mono-personali” non sono affatto tali, perché per motivi fiscali nella seconda casa risiede spesso, ma solo sulla carta, il coniuge o il figlio. Molte coppie preferiscono poi “living apart together” (LAT è l’acronimo per designarle): ciascuno a casa sua, ma la coppia c’è, anzi forse funziona meglio. Al contrario, i “separati in casa” continuano, obtorto collo, a condividere la stessa abitazione, solo perché non hanno i soldi per averne due. Al netto di questi processi, rimane il fatto che le persone che vivono sole continuano ad aumentare.

Altri due numeri, tanto per avere un’idea di come sta cambiando il nostro modo di vivere. Il 35% dei bambini con madre e padre italiani, nasce oggi da genitori non sposati. In dieci anni, i matrimoni sono crollati da 247 mila nel 2008 a 196 mila nel 2018. Le donne senza figli erano l’11% della generazione delle nate nel 1950 (oggi settantenni) e sono il 22% delle nate nel 1977, senza differenze territoriali (per un po’ di tempo nel Sud le donne childless erano di meno che al Centro-Nord, ora non ci sono più differenze).
Per maggiori particolari:

L'Italia senza figli


Se è un male o un bene che la gente viva sola, anziché aggregata in nuclei familiari, a priori non si può dire. Tutte e due le cose insieme, sicuramente, visto che molti hanno scelto liberamente questa vita (single, separati), o ci si sono trovati e ci si sono adattati (vedovi e vedove). Impensabile anche solo immaginare oggi quelle famiglione di una volta, dove vecchie zie zitelle convivevano con una coppia di figli-genitori, magari aiutandoli ad allevare i numerosi bambini. Oppure una vecchia nonna, un vecchio nonno, convivevano con il figlio o la figlia sposata.

Oggi ognuno sta a casa sua, indipendente, magari con la badante, certo non a fare i lavori domestici gratis a casa di altri. Hai voglia a spiegare che il welfare affidato alle badanti è una finestra-opportunità che andrà a chiudersi, magari non subito, ma fra pochi decenni sicuramente sì, e che bisognerà inventarsi qualcosa di nuovo. E poi scopri che le coppie giovani continuano a cercare casa vicino ai vecchi genitori, per farsi aiutare al momento del bisogno, vista l’inesistenza/inaffidabilità dei servizi pubblici e privati. Insomma, spesso una realtà “nuova” è una persistenza - in altre forme - di usi antichi. Ma anche no.

C’è tuttavia un 'dettaglio' che può sorprendere. Se una volta vivere da soli sembrava una conquista della modernità, oggi avere una famiglia stabile e relativamente numerosa sembra essere diventato il privilegio di chi se lo può permettere: i più dotati di risorse economiche e i più attrezzati culturalmente. Ma magari ne parliamo un’altra volta.