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n. 8028   lettori al   26.01.23
E il Lazio, dove sta, col coronavirus?
01-06-2020
Nell’imminenza della riapertura di aeroporti e stazioni, sono andata a controllare dove ci troviamo come regione Lazio. Cominciamo con i contagi, per i quali ci sono due misure, all’inizio dell’epidemia molto vicine, poi via via più distanti: contagi “attuali” (cioè “al momento attivi”, con qualsiasi grado di gravità, dai ricoverati in terapia intensiva ai tamponati risultati positivi e asintomatici) e casi totali (tutti quelli che sono stati accertati dall'inizio dell'epidemia, compresi gli ex contagi perché guariti e deceduti, e che per definizione possono solo aumentare, ma sempre meno verso la fine dell’epidemia).

Se si considerano i casi totali, fra le regioni italiane il Lazio è al 7° posto, dopo Lombardia, Piemonte, Emilia, Veneto, Toscana e Liguria, con 7.728 casi su un totale nazionale di 233.019 (cioè il 3,3%). Se si considerano invece i contagi 'attuali', cioè quelli che al momento sono dichiarati tali, il Lazio è molto più su, al quarto posto, con 2.983 casi su un totale nazionale di 42.075, cioè il 7,1% (dati di ieri 31 maggio), preceduto da Lombardia e Piemonte, e subito dopo dall'Emilia, che ne ha 3.163.

Sempre per confrontarci con l'Emilia, questa regione ha avuto 27.790 casi in totale dall'inizio dell'epidemia e il Lazio invece 7.728. Quindi sicuramente l’Emilia ha affrontato un percorso più duro. Si potrebbe anche sostenere che il Lazio è partito tardi (come è accaduto, molto più gravemente, per il Piemonte) e temere che il Covid adesso 'decolli'. Infatti, la quota percentuale del Lazio fra i casi “attuali” è doppia rispetto a quella che lo stesso Lazio ha, se si guarda a tutto il decorso dell’epidemia.
Preoccupati? Diciamo: sempre attenti, come è necessario. Per approfondire un po’, utilizziamo il lavoro della benemerita Fondazione Gimbe. Due indicatori servono a mostrare passato e futuro dell’epidemia in ciascuna regione: la prevalenza (cioè il numero dei casi registrati finora ogni 100 mila abitanti) e l’incremento percentuale dei casi nell’ultima settimana, che ne preannuncia l’andamento.

Bene, il Lazio si trova, sia pure “per il rotto della cuffia”, nel quadrante verde del grafico, soprattutto grazie all’indicatore che guarda al passato: una prevalenza di poco più di 100 casi ogni 100 mila abitanti, quando la media nazionale sfiora i 400 e la Lombardia veleggia verso i 900. Meno bene l’indicatore che guarda al futuro: un incremento percentuale dell’1,4%, da leggere sull’asse verticale, quasi uguale alla media nazionale, e superato solo da Piemonte, Liguria e Lombardia. L’Emilia, ormai, è ben assestata al di sotto dell’1%.

Per ridimensionare un po’ la preoccupazione, guardiamo ai dati regionali e provinciali, che sono relativi alla settimana precedente. Il Lazio arrivava quasi al 2% di incremento, maggiore di quello dell’ultima settimana: quindi l’andamento è decrescente. E fra le province, Rieti si distingueva per la cattiva prevalenza e Latina per il cattivo incremento. Roma stava nella media regionale, anche per il suo peso demografico, che ne determinava massicciamente il valore. In ogni caso, per maggiori dettagli, qui il Report dell’Istituto Superiore di Sanità.

Conclusione? Attenti, ancora non è finita.