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n. 1568   lettori al   03.07.20
Cosa sono le RSA, quante sono, cosa non sono. E infine: servono o non servono?
20-06-2020
Si è molto parlato di Residenze sanitarie assistite, dopo la strage del Covid. Ma talvolta si fa un po' di confusione, assimilando a RSA qualsiasi struttura residenziale per anziani. Primo, la Rsa non è una casa di riposo.

La Casa di Riposo accoglie ospiti almeno parzialmente autosufficienti, che hanno bisogno di un'assistenza non continua, e desiderano trascorrere il tempo con altre persone. Quasi un albergo, che evita la solitudine, per chi non si sente in grado di affrontarla. Ricordiamo che sempre più anziani vivono in famiglie mono-personali, e in particolare le donne, già ad 80 anni, risultano non (più) coniugate o mai coniugate al 60%: ne abbiamo già parlato in questa rubrica.
Trattandosi di ospiti parzialmente autosufficienti, di regola il personale medico non è presente 24 ore su 24, ma si dovrebbe contare sulla costante presenza del personale infermieristico.

En passant, citiamo le case di cura, che altro non sono che le cliniche private, dove si ricevono prestazioni sanitarie pagando di tasca propria o attraverso assicurazioni.

Le Residenze Sanitarie Assistenziali (Rsa) sono strutture socio-sanitarie dedicate ad anziani non autosufficienti, che necessitano di assistenza medica, infermieristica o riabilitativa, generica o specializzata, soprattutto persone affette da demenza (che si stimano essere un milione in totale, metà Alzheimer e metà altre forme). Per quanto riguarda le spese, rimane a carico del paziente una partecipazione alla spesa di natura alberghiera, variabile secondo il livello di non autosufficienza e secondo l'ISEE presentato al momento della richiesta.

Anche nelle Rsa sono previste attività ricreative da parte di animatori, ma la vera differenza tra Casa di Riposo e Rsa consiste nel personale sanitario. Proprio perché gli Ospiti della Rsa non sono autosufficienti, è necessaria la costante presenza medica ed infermieristica, oltre che un aiuto continuativo per garantire lo svolgimento delle attività quotidiane, come per l'igiene personale: un medico 24 ore su 24, un terapista ogni 40 Ospiti e un infermiere ogni 5. Standard che purtroppo non sono affatto rispettati. Almeno, non lo sono ovunque.

L'Istituto superiore di Sanità ha pubblicato recentemente una 'Survey nazionale sul contagio COVID-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie', in collaborazione con il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale (e già questo fa riflettere..). La fonte dei dati è costituita da 3.417 RSA presenti in tutte le regioni Italiane e le due province autonome, incluse nel sito dell'Osservatorio Demenze dell'ISS e presenti nei siti delle Regioni. Tuttavia, secondo il GNPL National Register - la banca dati realizzata dal Garante nazionale per la geolocalizzazione delle strutture sociosanitarie assistenziali sul territorio italiano - le RSA nel nostro Paese sono 4.629 ed includono sia quelle pubbliche che quelle convenzionate con il pubblico e quelle private. Le oltre 1.200 in più saranno intervistate successivamente.

Tuttavia, delle 3.300 circa che hanno ricevuto il questionario, solo 1.356 hanno risposto (circa il 40%). Potrebbe ipotizzarsi che fra quelle che non hanno risposto si celino molte strutture con requisiti carenti. Riportiamo i principali numeri che ne risultano:

• la dimensione media è di circa 75 posti letto, con un range da 8 a 667 posti letto.
• l'11% non ha neanche un medico in organico (non era obbligatorio?), il 40% delle strutture non arriva a 5 infermieri (sarebbe necessaria assistenza h24, nel caso di persone con demenza in fase avanzata). La grande maggioranza del personale è costituita da operatori socio sanitari (OSS), spesso stranieri che non possono essere inquadrati come infermieri.
• considerando solo i medici e gli infermieri, si ottiene una media di 8 posti letto per figura professionale, con un minimo di 0,6 e un massimo di 42 (dunque un’estrema variabilità, con strutture buone e strutture pessime).

Questo è il rapporto della survey e siete vivamente invitati a leggerlo.
La finalità dell'indagine è quella di osservare come le Rsa hanno reagito alla pandemia, ma la ragione per cui ne parliamo sta nel fatto che è anche una fonte aggiornata sulle caratteristiche di queste strutture.

Qualche giorno fa, il Consiglio regionale del Lazio ha approvato all'unanimità una mozione proposta dal consigliere Paolo Ciani per 'superare l'istituto per anziani così come si è superato il manicomio e l'orfanotrofio, nell'intento di favorire una molteplicità di soluzioni abitative - dimora naturale, housing sociale pubblico o privato, residenzialità leggera, cohousing pubblico o privato, condomini protetti, case famiglia, microaree - e portare le cure sanitarie a domicilio, ciò che permetterà una migliore qualità della vita, riducendo i costi per le amministrazioni pubbliche'.

Di cohousing, e in genere di 'sostegno intensivo alla domiciliarità', con diverse modalità attuative, si parla perfino nel Piano Colao, alla scheda 91 dedicata ai Progetti terapeutico-riabilitativi individualizzati.

Ovviamente non è pensabile di chiudere dall'oggi al domani tutte le Rsa, ma può essere importante decidere dove si vuole andare. Lunedì 22 giugno alle ore 18.30, in videoconferenza, la nostra associazione discuterà di questo.