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n. 3765   lettori al   07.05.21
Regioni italiane e paesi europei: frammentare è bello?
13-01-2021
Da quando ho cominciato a seguire i numeri dell’epidemia, mi sono trovata a guardare con più attenzione al “peso” (demografico, in primis, e in qualche modo geopolitico, se vogliamo) delle regioni dentro l’Italia e degli stati dentro l’Europa.

Consideratela solo una specie di esercitazione, ma il risultato mi ha fatto pensare. Primo passo. Qui sotto trovate la lista delle regioni italiane, ordinate a partire dalla più popolosa, la Lombardia. Per semplificarmi il lavoro, ho escluso 4 regioni: Val d’Aosta, Umbria, Molise e Basilicata, ciascuna delle quali non raggiunge il milione di abitanti e tutte insieme fanno 1.850 mila abitanti (cioè il 3,1% della popolazione italiana). Anche le 7 regioni con popolazione compresa fra 1 e 2 milioni fanno insieme poco più di 10 milioni di abitanti (un sesto del totale Italia), però le ho lasciate nella lista: Calabria, Sardegna, Liguria, Marche, Abruzzo, Friuli, Trentino Alto Adige.



A questo punto, ho fatto un ulteriore passo. Ho mescolato la lista dei paesi europei con quella delle regioni italiane, stavolta ponendo la soglia minima a 3 milioni di abitanti, e includendo anche Gran Bretagna, Svizzera e Norvegia, che della Ue non fanno parte. Il risultato è questo.



Come vedete, della trentina di stati europei, solo 8 superano i 15 milioni di abitanti, e sono: Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Spagna, Polonia, Romania e Paesi bassi.

Altre medie “entità territoriali” (poi capirete perché uso questa definizione) si collocano nella fascia centrale intorno a 10 milioni (precisamente: fra 11,5 del Belgio e 8,6 milioni della Svizzera) e sono, procedendo approssimativamente da Nord a Sud e da Ovest ad Est: Svezia, Belgio, Repubblica ceca, Svizzera, Austria, Ungheria, Lombardia, Grecia e Portogallo. La Lombardia ha 10 milioni di abitanti e un peso demografico (trascuro adesso quello economico) assolutamente equivalente ad ognuno di questi otto medi paesi europei.

Proseguendo verso il basso della lista, constatiamo che Lazio e Campania, le due regioni italiane più popolose dopo la Lombardia, si collocano appena sotto la Danimarca e un po’ sopra Finlandia, Slovacchia e Norvegia. Che Veneto e Sicilia pesano come l’Irlanda, e Piemonte ed Emilia sovrastano la Croazia. Che la Lombardia demograficamente equivale a a 7/8 Estonie, oppure a 5 Slovenie (e come peso economico le Slovenie diventano 7). Piccoli paesi che non ho incluso nella lista, perché non superavano i 3 milioni di abitanti.

Ancora. Sapete quanti abitanti ha la Scozia, ampiamente sospettata di aspirazioni secessionistiche? Credevo una ventina di milioni, invece sono 5 e mezzo, una via di mezzo fra Veneto e Campania. La Catalogna un po’ di più, sette e mezzo, ma sempre meno della Lombardia. Infine, un curioso paradosso. Nei miei giri su internet, mi è capitata una pagina di lumbard che chiedevano l'annessione alla Svizzera. La cosa paradossale è che – demograficamente parlando - avrebbe più senso se fosse la Svizzera a chiedere l'annessione alla Lombardia… Proprio i lumbard secessionisti, in definitiva, sminuivano l'importanza della loro regione...

Che dire? Anzitutto, afflitti da una perenne tendenza all'autodenigrazione, noi italiani non ci rendiamo conto di essere un 'grosso' paese europeo (evito volutamente l'aggettivo 'grande', perché qui sto parlando solo di dimensioni). E forse l'essere grossi qualche vantaggio, e qualche responsabilità, ce lo porta. A maggior ragione l'essere grandi, ma qui bisognerebbe lavorarci.

Dietro tutta questa frammentazione, in Italia e in Europa, ci sono pesanti ragioni storiche. Che riportano al passato. Ma quanto ci pesano - e ci rallentano - nel cammino futuro che dobbiamo fare? E poi, è giusto che tutti i paesi contino uguale nell’Unione europea? E che la Campania conti come il Molise, anche se per ogni molisano ci sono 20 campani? Forse non sarà così in tutti i campi, ma lo è certamente, per esempio, nell’elezione del Presidente della repubblica, dove - grande o piccola - ogni Regione ha diritto a 3 delegati, secondo l’art. 83 della Costituzione.