Raccolta completa 

n. 5275   lettori al   17.01.22
Premi Nobel, anglosfera e altri accidenti
30-11-2021
Può il numero di premi Nobel costituire un indicatore dell’”importanza” relativa di un Paese, della sua posizione nel mondo, del soft power che esercita e di cui dispone, diciamo così? Indubbiamente sì, con tutte le approssimazioni del caso (uso della lingua inglese, sfere d’influenza post-coloniali, geopolitiche ecc. ecc.). Ho fatto perciò un’esercitazione approssimativa, appoggiandomi all’insostituibile wikipedia, limitandomi ad alcuni paesi e trascurando la divisione per materia (letteratura, pace, chimica, fisica e medicina).

Alcuni, anzi numerosi avvertimenti:
primo: i confini dei paesi cambiano, ad es. l’Austria, oggi un paesello con meno abitanti della Lombardia, un secolo fa un impero;
secondo: la vicinanza geografica con la Svezia sembra favorire non solo la Svezia, ma anche Norvegia, Danimarca, forse Polonia;
terzo: per l’Unione europea, mi sono limitata ai cinque paesi con più di 30 milioni di abitanti: era interessante avere un’idea dei pesi reciproci;
quarto: l’appartenenza all’”anglosfera” costituisce un indubbio vantaggio non solo per l’appartenenza a una sfera di influenza, ma per l’oggettiva facilità nella diffusione delle conoscenze.

Ecco i risultati:

“Anglosfera”
Usa 398
Gran Bretagna 137
Canada 28

Unione europea
Germania 111
Francia 71
Italia 21
Polonia 19
Spagna 8

Gli altri “grandi”
Russia 32
Giappone 29
India 5 + 6 nati in India, ma cittadini di altri paesi
Cina 3 + 5 nati in Cina, ma cittadini di altri paesi

Vi sono poi quelli che definirei casi “speciali”: paesi piccoli per popolazione, ma che hanno un numero di Nobel relativamente elevato, superiore a quello dell’Italia
Svezia 32
Svizzera 27
Olanda 22
Austria 22

Il risultato dell'Italia? Indubbiamente molto modesto, se ci confrontiamo non solo con la Gran Bretagna, in parte favorita dall'appartenenza all''anglosfera', ma anche con i grandi paesi continentali, la Germania e la Francia, che ci superano di molte lunghezze. Se proprio volessimo, potremmo sempre consolarci con la Spagna, che sta messa ancora peggio di noi... Mal comune, mezzo gaudio, diceva il proverbio.

Ma cos'altro aspettarsi se in ricerca e sviluppo l'Italia ha speso nel 2020 solo 416 euro pro capite, mentre la Germania ha investito 1.261 euro, cioè il triplo dell’Italia? E dovremmo quasi rallegrarci, perché se oggi spendiamo in R&S l'1,5% del Pil, 20 anni fa arrivavamo appena all'1%.