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n. 8047   lettori al   27.01.23
Perché occuparsi di comunità energetiche, anche a Roma
14-03-2022
Anzitutto bisognerebbe spiegare cosa sono le CER: comunità energetiche rinnovabili, o se preferite l'acronimo inglese, REC (Renewable Energy Community). A modo mio, vi anticipo che sono gruppi, reti, cooperative, coalizioni fra produttori/consumatori di energie rinnovabili, che mettono in comune le eccedenze e le utilizzano mutualmente (per una definizione più precisa aspettiamo quanto ci diranno gli esperti).

Quante sono? Si parla di una ventina di comunità energetiche oggi esistenti, il cui numero è destinato presto ad accrescersi.

Da quando esistono? La prima esperienza fu quella di Morbegno, attiva dal 1897. L’Unione Europea stima al momento l’esistenza di circa 4.000 comunità energetiche in giro per l’Europa.

1000 comunità energetiche in 5 anni a Roma: questo l’obiettivo dichiarato nel programma dell'attuale sindaco Roberto Gualtieri, anche se altre urgenze al momento forzatamente hanno avuto la priorità. Vedremo quanto stanno facendo o hanno in programma di fare, nelle loro diverse competenze, Regione, Comune, Municipi.

2,2 Miliardi di euro: è quanto il PNRR destina alle comunità energetiche, ma per ora solo nei Comuni con meno di 5 mila abitanti, nei quali risiedono circa 9 milioni di abitanti, circa il 15% della popolazione nazionale. Comuni che non sono distribuiti in egual misura su tutto il territorio nazionale: sono relativamente più numerosi nelle aree montuose: quelle alpine, ad esempio, per ovvie ragioni geografiche. Poiché negli ultimi anni qualsiasi spending review ha previsto l’accorpamento dei piccoli comuni, esiste molta differenza fra le regioni più virtuose, che effettivamente sono riuscite ad aggregare i comuni piccoli, come Veneto Toscana ed Emilia, e altre regioni meno virtuose, come Lombardia e Piemonte, che da sole raggruppano quasi il 40% dei piccoli comuni su base nazionale. Paradossalmente, proprio le regioni “sprecone” potrebbero essere premiate da questo limite numerico.

Lunedì 14, se vogliamo, possiamo anche discutere dei 5 mila abitanti: questo limite è un bene o un male? Cosa si prefiggeva chi ha scritto il Pnrr? Sicuramente un riequilibrio territoriale, a favore di aree interne, periferiche, a rischio di abbandono. Ma quale sarebbe il risultato in termini di riduzione delle emissioni? Forse incentivare l’installazione di pannelli solari sul tetto dei condomini urbani renderebbe di più? Può darsi, ma – a parte il Pnrr – altri incentivi già esistono, e sarebbe il caso di fargli il 'tagliando”, di vedere in che modo possono rendere ancora di più.

Qualche giorno fa, ho scoperto che esiste anche il fotovoltaico da balcone, lo vende e lo installa l’Enel, a modico prezzo, salvo che spesso dimenticano di allacciarti il contatore, o per lo meno ti fanno aspettare un bel po’. Non ti risolve tutti i problemi della bolletta, ma un aiuto, non piccolissimo, te lo può dare. Insomma, mettere i pannelli sul tetto del condominio equivarrebbe a installare un riscaldamento centralizzato, metterlo sul balcone equivale alla caldaia individuale. Rissose assemblee di condominio versus autonomia energetica familiare? Non è detto, cominciamo a pensarci. E poi a qualcuno è venuto in mente che si potrebbero mettere i pannelli fotovoltaici sui tetti delle 28 mila parrocchie, e costituire altrettante comunità energetiche: forza parroci, e parrocchiani, datevi da fare!

Se a livello micro la principale esigenza è qualche sportello informativo che fornisca tutte le informazioni utili ai cittadini disorientati, a livello macro gli eventi recenti e quelli di lungo periodo determinano un forzato ripensamento di alcune certezze.

Parlare di rinnovabili non deve farci pensare necessariamente alle solite utopie di anime belle. Altrimenti, non si capirebbe il serio interesse di Confindustria, ripetutamente espresso dal presidente Bonomi. Gli industriali in genere sono gente concreta, che guarda anche al portafoglio. Facciamolo anche noi. E poi per avere energia dal sole, o dal vento, non siamo costretti a pagare valuta pregiata a chi ci finanzia una guerra, e questo è un vantaggio non da poco, di questi tempi.