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n. 6508   lettori al   29.06.22
Il quorum degli italiani all'estero
17-06-2022
All’ultimo referendum, la percentuale dei votanti ha raggiunto il 20,9%, minimo storico dell’affluenza al voto. Fra le tante cause, mi sono posta il problema della dimensione (a mio parere) un po’ “artificiosa” del corpo elettorale, cioè l’insieme degli elettori chiamati a partecipare.

Quanti erano gli aventi diritto al voto?
Il corpo elettorale, ripartito negli 8.000 comuni e nelle 61.563 sezioni elettorali del territorio nazionale, è di 46.887.562 elettori. A questi vanno aggiunti i 3.898.778 elettori residenti all’estero. Così recita il sito del Ministero dell’Interno:

In totale, quindi, 50.786.340 cittadini italiani maggiorenni, residenti in Italia o all’estero, aventi diritto al voto, numero totale su cui si calcola l’eventuale raggiungimento del quorum.

Vediamo cosa c’è dentro questo numero. La popolazione residente in Italia al 1° gennaio 2022, dice l’Istat, arriva a 58 983 122 abitanti. Facciamo 59 milioni, approssimando un po'. Dai quali bisogna togliere quelle e quelli che non hanno ancora compiuto i 18 anni: 9 milioni e mezzo circa (questo è un numero approssimativo, ma – credetemi - non è colpa mia). Restano 50 milioni scarsi di residenti maggiorenni.

Non tutti questi però sono cittadini italiani: bisogna togliere i residenti stranieri maggiorenni. Gli stranieri residenti, di tutte le età sono 5 milioni e 200 mila, e fra questi i minorenni già li avevamo tolti prima, insieme ai minorenni italiani. Gli stranieri maggiorenni dovrebbero essere oltre 4 milioni (altra stima nasometrica: ma perché poi è tanto complicato trovare dati così fondamentali dal sito Istat?). Se dai 50 milioni di residenti maggiorenni, togliamo i 4 milioni di maggiorenni stranieri, siamo arrivati intorno ai circa 47 milioni di elettori italiani residenti sul suolo nazionale indicati dal Ministero.

Io sono convinta che il famoso quorum ha senso calcolarlo solo sugli elettori che risiedono sul territorio nazionale. Troppo diverse le condizioni di chi risiede all’estero, magari da decenni. L'astensionismo è molto forte fra gli italiani all'estero. Alle elezioni politiche i cittadini residenti all’estero esercitano poi un elettorato attivo “attenuato”, una sorta di diritto di tribuna, perché non eleggono certo l’8% dei parlamentari, ma solo il 2 per 100. E perché dovrebbero rappresentare invece quasi un decimo del corpo elettorale dei referendum? Avrebbe senso riconoscere loro il diritto di votare, ma evitare che il loro – molto frequente - non votare concorra ad annullare l’efficacia delle scelte degli elettori residenti in Italia.