Raccolta completa 

n. 7263   lettori al   06.10.22
Numeri per votare
09-09-2022
Per cominciare, vi rassicuro. Se pensate che votare sia difficile, con questo Rosatellum, non lo è. Per niente. Basta mettere una croce sul partito/lista che vi piace di più e non dovete fare altro: hanno pensato a tutto loro. Anzi, meno fate meglio è: se volete strafare, aggiungere inutili segni, correte il rischio di far annullare la scheda. Ogni scheda, una sola croce, ricordatelo bene.
Per vostra comodità, ho incollato qui il facsimile di una scheda di un collegio della Toscana, molto simile a quella che molti di noi si troveranno davanti il 25 settembre.



La cosa più semplice da fare è mettere la croce sul cerchio corrispondente alla lista che volete votare. Il voto vale sia per il collegio uninominale (cioè per il NOME E COGNOME scritto nella striscia rettangolare sovrastante), sia per il plurinominale (cioè il listino di 4 nomi affiancati al simbolo della lista).

E’ anche possibile mettere la croce sul nome contenuto nella striscia sovrastante. Ma attenzione, se si tratta del candidato di una coalizione, come Ziello per il centrodestra e Ceccanti per Italia democratica e progressista, nell’esempio qui sopra, rinuncereste a scegliere fra le liste che ne fanno parte (verrebbe attribuito al vostro voto la media dei voti espressi dagli altri elettori). Dunque, meglio una croce sola su ogni scheda, e preferibilmente sulla lista. Tanto, più di questo non potete fare.

Il massimo di libertà che vi è concessa, visto che di schede ne riceverete due, sarà di fare la croce su due liste diverse, una alla Camera e una al Senato. Questo nessuno ve lo può proibire, anche perché nessuno verrà a conoscenza di questa licenza che vi siete concessi.

Ogni scheda (rosa per la Camera e gialla per il Senato) contiene due voti: uno per il collegio uninominale (maggioritario, nelle strisce bianche in alto, dove c’è scritto NOME E COGNOME), e uno per il collegio plurinominale (proporzionale). Ma i voti sono due solo teoricamente: il secondo viene automatico una volta espresso il primo, e non pensate di poterlo cambiare: non è permesso. Come anche, una cosa che non potete fare è scegliere fra i nomi del listino proporzionale: le preferenze non esistono più. Le abbiamo abolite non so quando con un referendum, perché allora erano sinonimo di corruzione. Oggi invece ci sembrano un’espressione di rapporto col territorio (fossero mai vere entrambe le cose? non si sa mai…)

Detto questo, veniamo ai numeri che vi ho promesso. Sono importanti, perché l’interazione fra Rosatellum e riduzione del numero dei parlamentari (da noi votata nel referendum costituzionale del 2020), produce effetti non secondari e largamente inaspettati. Eleggeremo 400 deputati anziché 630, e 200 senatori anziché 315, come spiega questo breve ed efficace

Dei 600 parlamentari, esclusi i 12 eletti all’estero, 5/8 saranno eletti col proporzionale nei collegi plurinominali, e 3/8 col maggioritario (221 in cifra assoluta) nei collegi uninominali, dove viene eletto un solo candidato, quello che riceve un voto in più rispetto agli altri. Vale la pena notare che 3/8 è di più del terzo di cui abitualmente si parla (che sarebbe equivalente a 3/9). Gli eletti col sistema maggioritario nei collegi uninominali sono il 37 per 100 del totale dei parlamentari, e non il 33,3 per 100.

Anche nella quota proporzionale sono attive delle regole che dovrebbero ridurre l’eccessivo frazionamento, e che oggettivamente agiscono in senso maggioritario. Principalmente attraverso delle soglie di sbarramento: il 10% per le coalizioni, e il 3% per le liste, che si riduce all’1% per le liste aggregate ad una coalizione. La filosofia della legge elettorale è quella di premiare l’aggregazione, anche se l’obiettivo non si può dire certamente raggiunto.

Quante coalizioni troveremo sulla scheda elettorale il 25 settembre? Due: la coalizione di centro-destra e Italia democratica e progressista.
Vediamone la composizione. Nella coalizione di centrodestra – nonostante le ampie divergenze politiche - sono coalizzati Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi moderati di Maurizio Lupi. Questi quattro partiti sono mostrati sulla scheda coi loro simboli e raccoglieranno voti sulle loro liste distinte. Ad essi si aggiungono altri diciannove partiti o raggruppamenti, non evidenziati col simbolo, fra cui: Toti, Brugnaro, partito sardo d’azione, partito animalista, nuovo Psi ecc. ecc.. Li trovate tutti elencati sulla pagina di wikipedia sopra linkata.

Mentre il centro destra nella sua coalizione ci sta tutto (o quasi tutto: fa eccezione Ital-exit di Paragone), nella coalizione Italia democratica e progressista c’è solo una parte del Non centro-destra (perdonate il neologismo, ma mi sembra l’unico adatto). Oltre al Pd, nella coalizione Italia democratica e progressista saranno visibili coi loro simboli, e con liste distinte, l’Alleanza Verdi-Sinistra italiana, + Europa di Emma Bonino e Impegno civico di Di Maio. Anche qui vi sono una ventina di raggruppamenti, non presenti con simboli e liste, ma “ospitati” nelle quattro liste principali, da Art.1 a Demos, a Base-Italia di Marco Bentivogli, a Volt, al Partito socialista di Nencini, a Green Italia di Monica Frassoni e Rossella Muroni.

Fuori dalle due coalizioni, vi sono due liste più grandi (Movimento Cinque stelle e la lista Calenda-renew europe), e varie liste minori per le quali non è possibile prevedere che superino o meno lo sbarramento del 3%: Ital Exit , Unione popolare-Dema (De Magistris+Rifondazione), Italia sovrana e popolare (i rosso-bruni di Marco Rizzo e Antonio Ingroia), Noi di centro di Mastella, e Vita (un frammento dei 5 Stelle).

Ci si potrebbe aspettare che i partiti molto piccoli si astengano dal presentarsi in tutti i collegi, scegliendo solo quelli effettivamente “contendibili”. Così non è stato, tutti si sono presentati quasi ovunque.
La soglia di sbarramento, unita alla diminuzione del numero dei parlamentari, fa sì che lo sbarramento reale sia molto superiore a quello teorico (e maggiore di quello del 2018, prima volta che votammo col Rosatellum).

Ho provato a calcolare quale sarebbe oggi la soglia di sbarramento per il Lazio. Regione che ha un po’ meno del 10 per 100 della popolazione italiana, ed elegge quindi circa un decimo dei parlamentari: 54 parlamentari, di cui 18 senatori e 36 deputati.

I 5/8 di questi, da eleggere con il proporzionale, sono 12 senatori e 22 deputati. Col 50% dei voti, se ne eleggerebbero metà: 6 senatori e 11 deputati. Col 25% dei voti, gli eletti e le elette sarebbero un quarto: 3 senatori e 5 o 6 deputati. Per eleggere un solo senatore/senatrice, occorrerà una percentuale di voti pari 1 dodicesimo di 100 (8,3% circa) e per eleggere un/una deputata 1 ventiquattresimo di 100 (4,2% circa). I senatori si eleggono su base regionale, per la Camera è un po’ diverso. L’eventuale ricalcolo dei resti, che non ho preso in considerazione, non cambia radicalmente il panorama.

Più basso è lo sbarramento in Lombardia, regione molto più popolosa del Lazio, che elegge quasi il doppio dei parlamentari (20 senatori e 40 deputati solo col proporzionale). Sul sito di carteinregola trovate tutti i candidati di Roma, nei collegi uninominali e plurinominali.
Buon voto a tutte e tutti.