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RSA, chi si rivede
12-02-2026 |
Di RSA abbiamo parlato tanto ai tempi del Covid. Chi ricorda più le stragi dei vecchietti nelle RSA, ricettacolo di tutti i disastri: “abbandono” (spesso forzato) da parte dei figli (chi ce li aveva, mica tutti i vecchi ce li hanno), isolamento sociale, dilagare del morbo e via enumerando? Fino ad ipotizzare fantomatiche soluzioni alternative: tanti cohousing per anziani non più autosufficienti, dove un paio di badanti condivise con l’aiuto di qualche volontario sarebbero bastate per seguire una decina di vecchiette. Con l’aiuto di un’indagine Istat possiamo guardare meglio dentro le strutture oggi destinate agli anziani, che rappresentano una parte, quella maggioritaria, dei cosiddetti “presidi sociosanitari”, i quali nel loro insieme ospitano anche minori, stranieri non accompagnati, disabili, tossicodipendenti, malati psichiatrici e altre categorie. Indagine peraltro non nuova, che si fa tutti gli anni dal 2016, anche se i risultati vengono pubblicati sempre due anni dopo: l’ultima è quella che fotografa la situazione al primo gennaio 2024 ed è uscita qualche settimana fa. Cercheremo di trovarci risposte a queste domande: sta aumentando il ricorso a queste strutture? È un bene o un male, visto che sono più diffuse proprio nella parte più prospera del nostro Paese? Quanti occupati sono destinati ad assistere gli ospiti? E in generale, cosa si può ricavare da questa indagine circa la qualità dell’assistenza fornita? L’offerta di posti letto rimane fortemente disomogenea sul territorio: nel Nord-Est si contano 10,5 posti letto ogni 1.000 residenti, nel Sud solo 3,4. Gli ospiti accolti (di tutte le tipologie, non solo anziani) sono 385.871, in aumento del 6% rispetto all’anno precedente. Nei presidi operano complessivamente quasi 395mila unità di personale: 355mila sono dipendenti retribuiti (il 13% dei quali sono stranieri), circa 36mila volontari e quasi 4mila operatori del servizio civile. Dunque, approssimativamente, ospiti e dipendenti numericamente si equivalgono: per ogni ospite, è necessario almeno un dipendente. Il 74% di questi ospiti sono anziani: quelli non autosufficienti in residenze nel 2024 sono quasi 239mila (82% del totale anziani ospiti) rispetto ai 223 mila del 2023. L’incremento, pari al 6,6%, è di circa 16mila persone. Tra i non autosufficienti sono 186mila gli anziani ultraottantenni (78%) in larga misura di sesso femminile e spesso con problemi di demenza. Esistono però non pochi ospiti anziani di queste strutture che sono autosufficienti: circa 52mila, pari al 18%, lievemente ridotti (-0,7%) rispetto al 2023, e più numerosi nel Mezzogiorno. E francamente, c’è da chiedersi se un anziano autosufficiente non possa trovare una sistemazione migliore nel proprio domicilio, sia pure in qualche misura assistito, attraverso un servizio di prossimità, che non in una struttura residenziale. L’aumento dei posti letto e degli ospiti nell’ultimo intervallo temporale (2023/2024) non trova conferma tuttavia sull’intero periodo a partire dal 2016 e appare piuttosto un recupero delle notevoli diminuzioni intervenute con la pandemia. Gli anziani ospiti nelle strutture sono rimasti stabili su valori vicini a 2.100 ogni 100mila abitanti fino al 2020, anno in cui sono scesi improvvisamente a 1.830 (in media italiana). Negli anni successivi, il graduale aumento è andato a recuperare (e neanche completamente) i valori pre-pandemia. Da un anno all’altro 20 mila anziani sono venuti a mancare nelle sole strutture del Nord Ovest, il che ha comportato una discesa del rapporto da 3.120 ospiti per 100 mila abitanti nel 2019 a 2.596 a fine 2020. Ecco il testo completo del Report Istat e un articolo di commento.
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