FRA TECNOLOGIA ED ARTE
di Carlo Mari---22-01-2026
Mercoledì 21 gennaio, ed anche il Liceo artistico di via di Ripetta entra nell’orbita delle nostre attività progettuali con le scuole superiori. Liceo romano prestigioso e storico; e storica anche la sede in via di Ripetta, un edificio con evidenti attrattive architettoniche e artistiche. Appunto, in tema di liceo ad indirizzo artistico. E monumentale la sala magna che ospita l’incontro, caratterizzata da enormi statue classiche lungo le pareti. Quattro classi del quinto anno (una novantina fra studentesse e studenti diciottenni), cinque Docenti, e due soci di Iscrittiaparlare (Paola Pace ed il sottoscritto): questo il collettivo presente in questa degna cornice per un incontro che segna la giusta attenzione dovuta da noi tutti, ma proprio tutti, al tema della innovazione tecnologico/scientifica e a quello specifico della Intelligenza Artificiale. Ospite e relatore adattissimo: Luca De Biase, editorialista del Sole24ore, dal profilo duplice di giornalista e di esperto conoscitore delle questioni tecnologico/scientifiche. Cosicché l’angolazione della sua relazione e poi del suo dibattito con gli studenti ha potuto avere questa doppia, necessaria angolazione: quella tecnico/scientifica e quella storico/politica. Cos’è, come funziona, come incide sul nostro vissuto complessivo l’Intelligenza Artificiale. E quale percorso storico sta compiendo, dalla sua nascita (anni Cinquanta del Novecento) agli sviluppi intensi degli anni Duemila, alla svolta ed alla forte accelerazione degli ultimi 4 o 5 anni. Accelerazione che la ha portata ad entrare di prepotenza nel vissuto: individuale/privato delle persone, e pubblico (politico, sociale, economico e – possiamo dire - antropologico/culturale). E ben ha fatto De Biase ad evidenziare, soprattutto nelle risposte agli interventi degli studenti, dopo una relazione introduttiva più tecnico/scientifica, la presenza ormai condizionante ed invasiva dell’IA nelle vicende geopolitiche – e militari - di questi mesi. Se è vero, come è vero, che siamo di fronte ad una faglia della storia, cioè non ad un’epoca di transizione, ma proprio di rottura, e quindi di rivoluzione epocale globale, allora che questa venga accompagnata, ed in certa misura caratterizzata anche da una rivoluzione tecnico/scientifica, ci sta. Direi - se mi si consente la battuta - è roba da manuale della Storia. Nulla, in nessun senso, è più come prima, già oggi. E certamente nulla sarà più come prima in un futuro anche prossimo. I rivolgimenti geopolitici, le trasformazioni politiche e sociali, i rivolgimenti economici in un mondo che va verso un periodo di pericolosa deregulation, cui è auspicabile segua un mondo di nuove regole collettive – e globali – sono evidenti e innegabili. E dentro questa rottura e queste trasformazioni la IA gioca il suo ruolo. Giocherà il ruolo che gli uomini le assegneranno. Ed è auspicabile che il volante resti nelle mani dell’uomo, e non della macchina; ma direi proprio che non basta. Occorre che il volante resti in mani umane adeguate, fatte di capacità di equilibrio, di nuova saggezza e di nuovo umanesimo. Non è che in tal senso ci sia da essere tranquilli, viste le vicende di questi mesi; ma la speranza – come si dice – è ultima a morire. Per dirla con gli splendidi versi di Emily Dickinson: “È la speranza una creatura alata, che si annida nell’anima – e canta melodie senza parole – e senza smettere mai“. E poi, ricordiamoci sempre, che se è impossibile dirigere il vento, è senz’altro possibile orientare la vela.

Esattamente tutto questo è emerso non solo dalla relazione e dalle risposte di Luca De Biase, ma anche dalle numerosissime domande (a volte interventi più che domande) di studentesse e studenti, molto ben consapevoli dei termini della questione, dei problemi, delle implicazioni. E soprattutto dei rischi, ma anche delle potenzialità dello sviluppo tecnologico. Confesso: se le vicende di queste settimane mandano segnali non indifferenti di allarme e di preoccupazione, la consapevolezza e lucidità di questa giovani (ed anche un loro sano “realismo pragmatico”, se mi si passa l’espressione) fa ben sperare per le prospettive. De Biase non ha avuto difficoltà ad approfondire la complessità del tema, ma non ha avuto neppure difficoltà a condividere pienamente le riflessioni che emergevano dalla sala. Che peraltro, unico condizionamento negativo della mattinata, di fatto era gelata. Diciamo che tanto per essere dentro la stretta attualità, sembrava di trovarsi in Groenlandia: e in abiti romani! Ma questo ha gelato il nostro corpo, ma tutt’altro che la mente di ragazze e ragazzi, che invece viaggiava a mille, dentro la complessità del presente; e del futuro. Insomma un incontro interessante, e serio, degno della rilevanza del tema in questione. E aggiungerei, il binomio sviluppo tecnologico/scientifico e formazione artistico/creativa di studentesse e studenti del liceo artistico (e liceo artistico di spessore storico) si è rivelato affascinante. Tecnologia e creatività (o come ha sottolineato più volte De Biase: immaginazione): una coppia che può dar vita in prospettiva ad un matrimonio felice!
Alla prossima occasione, e ad un nuovo dibattito: caldo…. in tutti i sensi!!