Maurizio Caprara al Liceo Augusto
di Mariella Di Falco---28-01-2026
“A cosa serve la UE?”, è il tema dell’incontro del 22 gennaio di alcune classi del liceo Augusto con Maurizio Caprara, editorialista di politica internazionale del Corriere della sera, già Consigliere del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e Direttore dell’Ufficio Stampa e Comunicazione del Quirinale.
Caprara ha suggerito, al fine di capire veramente la natura dell’Unione europea, di osservarla da prospettive diverse, fuori dalla UE, partendo dalle vicende di Aleksej Naval'nyj (il principale oppositore del presidente della Russia, Vladimir Putin, arrestato dopo aver riportato un significativo risultato all’elezione a sindaco di Mosca, e morto in detenzione in Siberia nel febbraio 2024) e della giovane iraniana Masha Amini (uccisa a Teheran nel settembre 2022 dalla polizia religiosa, a causa della mancata osservanza della legge sull'obbligo del velo). Vicende che mai avrebbero potuto verificarsi nell’Unione europea.
Due capisaldi identificano l’essenza stessa dell’Unione: l’art. 2 del Trattato di Lisbona e l’art. 2 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. In estrema sintesi, questi due articoli parlano di rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, del diritto alla vita, vietando espressamente la pena di morte; infatti, in nessuno Stato dell’Unione Europea esiste la pena di morte. Queste conquiste sono il frutto di una evoluzione di centinaia di anni, ma oggi sono alla base delle Costituzioni di tutti gli Stati membri.
Dal punto di vista economico/commerciale l’Unione Europea è il più grande mercato unico al mondo, con i suoi 450 milioni di abitanti (oltre 500 se non ci fosse stata la Brexit). Alla base della creazione del mercato unico c’è stata un’idea fondamentale, nata dopo la II guerra mondiale: l’importanza di avere rapporti di buon vicinato tra gli Stati, rinunciando a farsi la guerra. Gli Stati europei hanno potuto raggiungere un’elevata crescita economica e sviluppare un alto livello di prestazioni dello Stato sociale (servizio sanitario, scuola e università pubblica, sistema pensionistico, ricerca, ecc.).
Anche se adesso si manifestano segni di rallentamento nel processo di integrazione europea, ciò è dovuto al fatto, secondo Caprara, che le decisioni più importanti sono accentrate nel Consiglio Europeo (di cui fanno parte i capi di Stato o di governo dei 27 stati membri) portatore di una visione più legata agli interessi nazionali, invece che nella Commissione Europea (composta dai delegati degli SM con un rapporto fiduciario con il Parlamento europeo), portatore di una visione più comunitaria.
Quanto fatto fin qui per la costruzione dell’Unione europea va difeso ed incrementato e, soprattutto, consegnato alle nuove generazioni: si pensi ai vantaggi della moneta unica per i giovani che viaggiano o che studiano nei vari Paesi UE; ai programmi Erasmus che da circa quarant’anni consentono agli studenti europei scambi per istruzione, formazione e sport.
Recentemente, il PNRR ed i finanziamenti ad esso collegati hanno permesso di mantenere un tasso di crescita dell’economia a livelli accettabili. E come il piano Marshall favorì lo sviluppo post bellico, il PNRR ha aiutato la ripresa della UE dopo lo stallo causato dalla pandemia di Covid.
Ciò nonostante, l’Italia si distingue in negativo fra i paesi europei per l’elevato numero dei giovani classificati come NEET (Not in Education, Employment or Training), che in Italia rappresentano oltre il 15% dei giovani fra 15 e 29 anni, con valori ancora più alti nel Mezzogiorno e fra i giovani con background migratorio, e ammontano a 1,3 milioni.
I ragazzi – ma meglio sarebbe dire le ragazze, vista la grande maggioranza femminile fra gli iscritti al liceo classico Augusto - avevano preparato nei giorni precedenti una nutrita serie di domande. Talmente nutrita, che sarebbe stata necessaria una settimana per discuterle tutte. Ci limitiamo ad accennare quelle “di fondo”, con le risposte e i commenti di Maurizio Caprara.
Il sovranismo costituisce una limitazione ad una maggiore integrazione europea? O alla costruzione di una Federazione europea?
Il sovranismo (ovvero il nazionalismo) costituisce un problema. Se da un lato è comprensibile la difesa dei propri ordinamenti e delle proprie tradizioni, dall’altro il nazionalismo esasperato è causa di conflitti. Una situazione sulla quale riflettere è il conflitto russo-ucraino, di fronte al quale, se nelle prossime elezioni che si svolgeranno in Francia e Germania dovessero prevalere gli schieramenti sovranisti, l’attuale regime di Putin se ne avvantaggerebbe, consolidando un governo autoritario che in Europa apertamente appoggia le formazioni di destra. Il polo da tenere presente è “difesa della democrazia” e non “difesa dalla democrazia” e, per quanto riguarda l’Europa, la soluzione sta nella crescita dell’integrazione europea.
Molti criticano l'Europa per la sua lentezza. Ma il vero nodo non è forse il diritto di veto che permette a un singolo stato di bloccare tutti gli altri? Siamo pronti a rinunciare a un pezzo della nostra sovranità nazionale per avere un'Europa che decida a maggioranza, o questo sarebbe l'inizio della fine dell'unione?
Caprara ha risposto che l’unanimità è un elemento di freno, ma anche la sua abolizione è complessa, perché, se è vero che si raggiungerebbe una maggiore efficacia, è anche vero che alcuni Stati membri potrebbero rifiutarla. Una maggiore integrazione si può, tuttavia, raggiungere attraverso le cooperazioni rafforzate, come è stata raggiunta in passato in campo economico con l’introduzione dell’euro, e come si sta iniziando a fare nel campo della difesa. Le opinioni pubbliche al momento non sono ancora pronte all’abolizione del diritto di veto e, quindi, alla costruzione di una Federazione Europea.
Ma l’aspetto più importante di questi ultimi anni su cui riflettere è l’attacco di Trump all’Europa, che trova spiegazione anche nelle regole che la Ue pone alle potenze del digitale.
Nella prima fase dell’espansione di Internet, la democrazia si è sviluppata in modo notevole, grazie alla propagazione veloce delle notizie e, quindi, al formarsi di una opinione pubblica mondiale consapevole. Con il passare del tempo, però, è aumentato anche il controllo sui singoli individui. Perché la grande massa di dati alimentata dagli stessi utenti viene utilizzata a fini commerciali, o anche sul mercato politico, convogliando l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale su determinati temi o avvenimenti. Con il manifestarsi di queste criticità, l’Unione Europea ha cercato di dare delle regole, a difesa dei minori o contro una concentrazione monopolistica in economia, regole mal sopportate da Trump (e dalle aziende del digitale), che ha iniziato un attacco senza precedenti contro l’Europa.
L’incontro si è concluso con il ringraziamento di Maurizio Caprara ai ragazzi per la partecipazione, l’entusiasmo e la consapevolezza dimostrati e con l’augurio di una maggiore diffusione del giornalino del liceo, consigliando a quest’ultimo proposito, di prendere in maggiore considerazione gli impulsi provenienti da Facebook e trasformarli in veri e propri articoli.