Perché separare le carriere di magistrati giudicanti e requirenti
di Alberto Galanti---15-02-2026
In un processo regolare il magistrato requirente (PM) indaga sul fatto, raccoglie prove e testimonianze, valuta se archiviare o procedere formulando precise accuse a chi ritiene colpevole.
Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) controlla la legalità nella conduzione delle indagini del PM, decide sulle misure cautelari, le intercettazioni, i sequestri o l'archiviazione per non luogo a procedere su proposta del PM. Il GIP non può essere il giudice di quel processo.
Il Giudice per l'Udienza Preliminare (GUP) valuta se l'accusa è sufficientemente fondata per affrontare il dibattimento, decide se rinviare a giudizio o prosciogliere l'imputato, può eventualmente celebrare il 'rito abbreviato' su richiesta dell'imputato che vuole evitare il processo. Anche il GUP non può essere il giudice di quel processo. Sarà un terzo giudice a celebrarlo e a concluderlo con una sentenza.

Io queste cose non le sapevo anche se le avevo un po' orecchiate. Il referendum del 22 e 23 marzo mi ha spinto ad approfondirle con Google e ChatGPT (strumenti a cui riservo una gratitudine devota). Ho dovuto costatare che tutto si tiene in modo organico e degno di una nazione civile. La separazione delle funzioni è un fatto formalmente verificabile.

Tuttavia non lo è in modo sostanziale. E per due motivi.
Il primo motivo, che ha poi finito per mettere ancora più in risalto il secondo, è il 'processo mediatico', un fenomeno che da 50 anni si presenta con sempre maggiore frequenza.
Ogni volta che la TV, la stampa, i social, forniscono notizie sull'avvio di un'inchiesta per reati gravi, spettacolarizzandola, commentandola impropriamente, esaltandone o minimizzandone qualche aspetto, finiscono per far sì che l'opinione pubblica sia portata ad 'assolvere' o 'condannare' prima che venga pronunciata la sentenza al termine di un regolare processo che può anche durare anni.
Se i personaggi coinvolti sono noti o il fatto accaduto ha un forte impatto emotivo e sociale, la cosa diventa ancora più virale. Gli avvisi di garanzia, le intercettazioni trascritte ma non ancora consegnate alla difesa, escono misteriosamente dagli uffici di una Procura disattenta e arrivano a giornalisti. A volte costoro si disobbligano determinando ricadute sulla notorietà di questo o quel protagonista. Il danno però è enorme. Vengono lesi i principi fondamentali del diritto penale: la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva e il diritto alla difesa, compromesso dalla pressione mediatica che altera il clima di imparzialità, stigmatizza gli indagati e condiziona i testimoni.
Questo fenomeno viene chiamato 'processo mediatico' e da 50 anni si presenta con sempre maggiore frequenza.

Il secondo motivo è la composizione dell'unico organismo di autogoverno della magistratura previsto dalla Costituzione vigente: il CSM.
In esso confluiscono sia i magistrati giudicanti che i magistrati requirenti (PM).
Nei fatti chi fa il PM contribuisce a decidere, perché sta nello stesso CSM, gli avanzamenti di carriera, le assegnazioni, i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari del giudice. Ovviamente il giudice fa lo stesso col PM. Come si può pensare che questa promiscuità garantisca la terzietà di un Giudice, se si trova nello stesso organismo dell'Accusa? E' ovvio che la Difesa non può sentirsi alla pari, perché non ha l'influenza che l'ordinamento consente all'Accusa sulla carriera del Giudice.
Il processo mediatico ha finito per mettere ancora più in risalto questo secondo motivo. Negli anni la notorietà di qualche PM è cresciuta a dismisura e questo può aver condizionato i GIP e i GUP chiamati di volta in volta a valutare e a decidere sul suo operato.
Le carriere separate con due CSM, uno per Giudici e l'altro per i PM non ci libereranno dal processo mediatico ma almeno il ruolo super partes del giudice sarà finalmente garantito.

Se un giorno mi dovesse capitare la disgrazia di essere imputato per qualche reato, preferisco avere di fronte un giudice 'terzo' non solo nella forma ma anche nella sostanza. Voi?