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Mattia Feltri al Liceo Vivona
di Giuliana Mori---20-02-2026 | |
Il relatore era stato informato, non la conferenza del giornalista che dice quello che vuole ma, con un ribaltamento di ruoli, gli studenti protagonisti che fanno domande e orientano il discorso dove vogliono loro e il relatore che risponde. Mattia Feltri non si fa intimidire, accetta lo schema di gioco, conosce bene i contenuti del terreno in cui si sta muovendo per non farsi trovare impreparato, semmai il problema sono le domande intricanti che non ci si aspetterebbe da ragazzi di sedici e diciassette anni. E lui rimanda la palla sulle responsabilità di ciascuno di noi, sia esso giornalista, sia esso lettore, sia editore, finanziatore, nessuno è fuori, nessuno è senza colpa. I social stanno erodendo lo spazio dei giornali? Come si fa a riconquistare quel ruolo primario ed egemone che avevano i giornali che non vengono più comprati? Dipende da noi, dipende dai lettori, da quanto siamo disposti a perdere tempo, a riflettere sulle notizie, su quello che viene proposto, se c’è materiale per poter approfondire e se abbiamo voglia di approfondire o no. Questa la differenza tra social e giornale, non è importante lo schierarsi da una parte o dall’altra rispetto ad un fatto raccontato, importante che chi legge abbia uno spirito critico e sia in grado di smontare e rimontare quella notizia, che ci siano gli elementi per poterlo fare, che significa responsabilizzazione di chi scrive e di chi legge, che significa essere sempre coerenti con la voglia di cercare la verità che comporta inevitabilmente crescita culturale di ciascuno di noi.L’informazione è diventata troppo piena di opinioni e poco di fatti? Le opinioni coprono i fatti? La risposta in parte sì, in parte no. Mattia Feltri sostiene che la stampa libera nasce dalla Rivoluzione francese e che i giornali nascono per sostenere idee non fatti, il problema si pone però quando le opinioni prevaricano i fatti o quando i fatti vengono raccontati male, perchè l’obiettivo principale dovrebbe essere quello di cercare di capire quello che succede, che è una cosa difficile e non sempre raggiungibile, lo si può fare per approssimazioni, mi avvicino a capire o mi avvicino alla verità, ma non dovrebbe mai essere imporre la propria visione o interpretazione del mondo. L’informazione è diventata intrattenimento. Ci sono tanti casi, ad esempio l’omicidio di Garlasco, nel quale gli imputati sembrano essere i personaggi di una serie TV. Si fanno ipotesi su chi possano essere i colpevoli, senza pensare che c’è una ragazza uccisa e un uomo che è stato tanto tempo in carcere senza avere la certezza che sia lui il colpevole. E’ come se non sapessimo metterci dalla parte dell’altro. La verità è difficile da scoprire e non sempre ci si arriva. C’è bisogno di indagare, di scoprire lentamente quello che è realmente accaduto, ma soprattutto si deve agire mantenendo il rispetto delle altrui sensibilità, vedi il caso del bambino di Napoli, si dovrebbe pensare che dietro il secondo cuore c’è un altro bambino morto di leucemia. Il vero problema è che i giornali non incassano più, sono poveri, dalle 900.000 tirature quotidiane siamo passati alle 90.000 tirature quotidiane, è un problema di bilanci. Altro problema tutti i giornali hanno gli stessi editori, ENI, grandi banche, e su questi soggetti non si leggerà mai un articolo contro. In Italia non c’è un problema di censura o di bavaglio, semmai è vero il contrario, tutti parlano, tutti dicono, ma poi devi dimostrare chi sbaglia, chi è colpevole, chi deve andare in galera. La vera democrazia è che siamo tutti uguali e tutti con gli stessi diritti. ![]() ![]() | |