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Incontro al Liceo Artistico di Ripetta. Di fronte alla complessità
di Carlo Mari---08-03-2026 | |
5 marzo al Liceo Artistico di via di Ripetta. Salone imponente, con grandi statue. E noi piccoli e appassionati, per un nuovo incontro del nostro progetto con le scuole superiori. Dopo Luca De Biase sulla Intelligenza artificiale, dopo una visita guidata alla Camera dei Deputati, con 4 classi dell’artistico oggi ci incontriamo con la giornalista Emilia Patta, Capo servizio del Sole24ore, peraltro ormai amica consolidata della nostra Associazione. Tema: una navigazione fra problemi e difficoltà della comunicazione. Mediatica in generale (fra social, internet, televisione, riviste e giornali) e giornalistica in particolare, nel contesto di una Italia sempre sull’orlo di un equilibrio difficile da trovare, dalla maggioranza all’opposizione. E nel contesto di uno scenario internazionale che l’equilibrio è proprio l’ultima delle cose che oggi conosca e pratichi. Tanto Trump, tanto Iran, tanto Putin, tanta Unione europea, tanta Meloni, tanta sinistra fibrillante e vagamente sperduta di fronte ad uno scenario che non aiuta a trovare le coordinate. Questo e tanto altro viene proposto dalle riflessioni della relatrice, che non parla in politichese, ma molto chiaro, ed esprime con linearità intellettuale quello che le passa per la testa. Non a caso dopo pochi minuti già una interruzione, con una studentessa che chiede esplicitamente l’orientamento politico della giornalista, che a sua volta risponde con totale trasparenza: sempre stata di centrosinistra. Schiettezza che studentesse e studenti in sala apprezzano, ma anche vivono con qualche agitazione.Eh sì, perché nello stesso liceo si è consumata pochi giorni addietro una tensione forte fra corpo studentesco e istituzione scolastica, Presidenza in particolare. Gli studenti organizzano un dibattito nell’ambito dell’autogestione; la Presidenza lo blocca, per un profilo organizzativo che non garantisce il pluralismo del dibattito stesso, e il contraddittorio. Del tutto comprensibile la preoccupazione della Presidenza per un monolitismo nella impostazione del dibattito. Ma è anche vero che il contraddittorio non è solo garantibile dalla eventuale pluralità – per quantità e orientamento ideologico - di relatori; che peraltro dovrebbero saper dibattere fra loro con qualità e serietà intellettuale e culturale, per non scadere nel folklore parademocratico di molti talk show televisivi. Può essere garantibile anche da una eventuale unicità di relatore, che sia schietto, sincero ma adeguatamente dialettico verso la diversità rispetto alle proprie riflessioni; e da un adeguato e maturo contraddittorio da parte dell’uditorio. Un problema che ci poniamo molto spesso anche come Associazione nei nostri dibattiti settimanali fra soci, amici e un relatore esterno, e che in generale funzionano, o almeno speriamo. Ma un uditorio studentesco ha ovviamente profilo più complesso, per inesperienza ma anche per ansia comprensibile, direi “antropologica” per i giovani, di essere soggetto attivo portatore di ricerca inquieta e impattante di diversità e di antagonismo. Per questo la impresa, che come Associazione affrontiamo, di portare occasioni di dibattito nelle scuole è appunto tale, un’impresa: dibattitto schietto, democratico, aperto, non cattedratico ma dialogato. Dobbiamo forse esplicitarlo maggiormente ai meravigliosi studenti e studentesse che incontriamo. Forse non sempre è chiaro. Una studentessa verso il termine dell’incontro all’Artistico il problema lo ha posto sul tavolo: perché durante l’autogestione no, senza la pluralità dei relatori, e nell’incontro con Iscrittaparlare sì ? Giustamente la nostra relatrice le fa notare: il contraddittorio siete voi. Libero, sincero, e costruttivo, come del resto è stato in corso di incontro. Ma attenzione, il confine ha linea di demarcazione fragile, fra una proposta di scambio di idee che parta dalla competenza specifica di un relatore su un determinato tema, e una proposta unilaterale senza contraddittorio. Complessità da valutare nei nostri progetti con le scuole. Alle quali vogliamo fornire, e finora grosso modo ci siamo riusciti, un servizio culturale e democratico: non una linea interpretativa del reale, ma la complessità del reale. E noi, insieme a loro, di fronte a questa complessità. ![]() | |