Generazioni a confronto, con Beppe Severgnini all’Augusto
di Mariella Di Falco---10-03-2026
Il 4 marzo le ragazze e i ragazzi dell’Augusto hanno incontrato Beppe Severgnini per parlare insieme di “Generazioni a confronto”. Sullo sfondo, come cornice generale, il suo ultimo libro “Socrate, Agata e il futuro. L’arte di invecchiare con filosofia” che molti avevano letto.
Beppe Severgnini ha espresso calorosamente il suo desiderio di ascoltare i giovani, sollecitandoli ad esprimersi liberamente, senza timori reverenziali e schemi preconfezionati. Non sempre è stato facile per i ragazzi accettare questo stile di interazione, e capire fino in fondo le ragioni di questa riluttanza rimane anche per noi una specie di “buco nero” da riempire. Ciò nonostante, l’abilità maieutica e la carica entusiastica del nostro interlocutore è riuscita a superare questa barriera comunicativa.
La prima domanda posta da una studentessa è stata se gli insegnamenti dati oggi per invecchiare bene saranno validi anche per i ragazzi dell’Augusto tra cinquanta anni. Dopo aver augurato lunga vita alla studentessa, Severgnini è partito dal presente e dai tratti che lo caratterizzano, primi fra tutti l’enormità e gli orrori della guerra che ormai non si percepiscono neanche più. Il livello di banalità raggiunto è tale che Trump annuncia la guerra in Iran al suono della macarena.
Ma dalla domanda emerge anche la preoccupazione che aleggia tra i giovani e Severgnini chiede ai ragazzi quali siano i fatti e le cose che li preoccupano di più. Le risposte dei ragazzi si sono focalizzate sulla situazione e sui cambi di equilibrio a livello mondiale, ma anche sull’indifferenza rispetto a ciò che accade nel mondo in concreto. Ma anche in questo caso Severgnini è andato oltre e ha portato la riflessione sulle aspettative e sul peso che le aspettative hanno nella vita dei giovani e di noi tutti, specialmente quelle che gli altri hanno verso di noi, e alle quali temiamo di non poter corrispondere.
Seconda domanda: come è cambiato il giornalismo con l’avvento di Internet e soprattutto con l’Intelligenza Artificiale (AI)? Certo non si dettano più gli articoli per telefono come si faceva fin dagli anni ’30 e come si è fatto fino agli anni 80/90. Con internet il giornalismo è cambiato molto, soprattutto per la contrazione e l’accelerazione dei tempi: Severgnini ha visto l’onda avvicinarsi da lontano fin dai primi anni ‘90 e ha potuto cavalcare il cambiamento, attingendo all’esperienza del parlare alla radio, e soprattutto nelle assemblee pubbliche a scuola, dove catturare l’attenzione di tante persone in pochi secondi è un’impresa difficile e altamente formativa.
Per quanto riguarda la AI, sicuramente essa costituisce una forte tentazione, perché fa benissimo i riassunti, ma non può scrivere un libro! Perché la AI non ha la cura delle parole, i pezzi che scrive sono retorici e ripetitivi e, partendo dall’esperienza dei racconti inventati per la sua nipotina Agata, Severgnini afferma che con la AI non sarebbe mai possibile, ad esempio, scrivere una favola per bambini.
Severgnini ha chiesto come e dove i ragazzi si informassero circa l’attualità. Le risposte sono state le più varie e, in un certo senso, inaspettate. Le fonti di informazione citate dai ragazzi sono: i giornali e i TG, Youtube, TikTok, alcuni giornalisti indipendenti, la ricerca di notizia on line e - sorprendentemente - la lettura di riviste specializzate, come Limes, o lo scambio di idee con i genitori, che a loro volta sono spesso persone molto informate.
Ma come si possono cambiare le cose? come si può uscire o creare un mondo diverso, uscendo dal capitalismo, qui in Italia, messo in crisi dal tempo di tangentopoli? Questa la terza domanda accorata di un altro studente.
Domanda cui Severgnini ha risposto che l’alternativa al capitalismo storicamente è stata un disastro, alludendo al tentativo di creazione di una economia collettiva nel secolo scorso nella ex URSS. Forse è meglio porsi l’obiettivo di costruire un capitalismo relativamente buono, come è stato fatto attraverso la creazione dell’antitrust per tutelare la concorrenza e impedire il consolidamento di posizioni dominanti sul mercato, oppure in Europa attraverso la costruzione di un welfare che, garantendo l’istruzione pubblica e la sanità a tutti, è alla base della vera democrazia.
Addentrandosi nei sistemi decisori delle democrazie, Severgnini ha analizzato le motivazioni al voto. Si vota essenzialmente perché si è indignati o perché si vuole essere rassicurati. A questi due atteggiamenti la politica risponde in due modi: “Sei indignato? Me ne occupo io!” oppure “Sei preoccupato? Non ti preoccupare, non entreremo in guerra!” Ma sono modalità che non garantiscono l’approfondimento e la comprensione delle cose. E non favoriscono la partecipazione dei cittadini, ma la delega e il dilagare dell’astensionismo.
I giovani sono molto sensibili al tema del successo e del fallimento e una domanda
è stata proprio questa: come reagirebbe Agata, l’amata nipotina, al fallimento o all’insuccesso? Risposta di Severgnini: la scuola, come comunità, è fondamentale per il superamento degli insuccessi perché importante è il rapporto e il confronto con gli altri: se si fallisce un esame on line (ad esempio, nelle Università telematiche) non hai amici che ti consolano, non hai professori che possano darti consigli o farti delle critiche.
A questo punto Severgnini ha chiesto direttamente ai ragazzi: “Siete dipendenti dal telefono?” E’ emerso che i ragazzi non si sentono dipendenti dal telefono, né più né meno di quanto lo siano gli adulti. I ragazzi hanno raffigurato sé stessi dipendenti oggi dal telefono, al pari di come gli adulti in passato sono stati dipendenti dalla TV.
E sul divieto dei social sotto i 16 anni si è convenuto che alla fine non è una buona idea, perché il divieto si può aggirare, e perché i giovani sono vaccinati per le nuove tecnologie. Ricorrendo di nuovo all’esperienza con la nipotina Agata, Severgnini ha raccontato di come non le sia stato vietato l’uso del tablet, ma di come lei ami giocare molto di più con i nonni.
A conclusione di questa mattinata, si potrebbe dire che forse sarebbe meglio impostare le relazioni fra le generazioni sulla fiducia e sulla responsabilità, anche se non è sempre facile.