Prendiamoci una sosta
di Piero Fortini---25-03-2026
Non siamo stanchi di ripetere e sentir ripetere 'è stata la peggiore campagna elettorale che ricordi'?
Perchè, alle scorse europee si è parlato molto di Europa? E alle politiche del '22 si sono discussi i principali problemi del Paese?
Da questo Referendum a uscire sconfitta è innanzitutto la politica. Che ancora una volta non riesce e veder confermata una riforma, salvo solo quelle contro la politica, come la riduzione del numero dei parlamentari.
Non siamo stanchi di questa polarizzazione estrema che fa di ogni campagna elettorale, di ogni discussione parlamentare, di ogni talk televisivo una demonizzazione dell'avversario, una barricata dopo l'altra troppo spesso a prescindere dal merito del tema in discussione, dove si elude il nucleo centrale delle cose e dettagli marginali diventano il centro sterile dello scontro?
Credo che stia diventando sempre più evidente che la polarizzazione estrema sia il principale vulnus, la talpa che sta scavando sotto le fondamenta delle democrazie, che crea fratture verticali ed esalta fondamentalismi. Gli Usa ne rappresentano oggi l'esempio più clamoroso e drammatico.
Le democrazie sono in discussione. Per un attacco esplicito di autocrazie dittatoriali e per tarli interni che rischiano di corroderle. Questo anche in Italia, una entità plurisecolarmente frammentata, giunta all'unità in tempi storicamente recenti, con divisioni territoriali, sociali e culturali ancora profonde. Saggia per alcune cose, immatura per altre.
Fermiamoci un attimo, prendiamo una sosta. Riflettiamo.
C'è un mondo nuovo, per tanti versi inedito da capire prima che da giudicare. Rivoluzioni tecnologiche, scientifiche e della comunicazione destinate a rivolgere le nostre vite, mentre è in atto un attacco brutale globale ai principi democratici del vivere civile, ai fondamenti di una civiltà che ha assicurato i più grandi avanzamenti della storia non solo in termini di prosperità, ma di diritti e di libertà, di possibilità per ciascun individuo di realizzare liberamente un proprio progetto di vita.
Siamo sicuri che la strada sia quella di battagliare sempre più aspramente con le stesse idee di una volta contro gli stessi avversari di una volta? O non siamo ad un trapasso storico che impone a tutti coloro che hanno a cuore democrazia, libertà e Stato di diritto di individuare strade e sentieri diversi, con testa, occhi e gambe diversi? Sperimentare l'esistenza o meno di basi comuni su cui meglio lavorare, anzichè lasciare margini e spazio agli estremismi delle persone che non cambiano mai idea, mentre il mondo cambia profondamente? Le sfide inedite richiedono soluzioni creative.
Dobbiamo lavorare ancora con la cassetta degli attrezzi di un'altra epoca storica o richiamare tutti a cercarne di nuovi? Dalle trasformazioni tumultuose e profonde in atto abbiamo più da riaffermare ciò che sapevamo e che ci ha formato finora o piuttosto abbiamo da imparare e formare concetti e approcci altri? E magari scoprire che confini e divisioni culturali e politici del passato possono ridefinirsi e trasfigurarsi almeno in parte e prefigurare nuove convergenze oltrechè nuove distanze?
Mi rendo conto di rischiare un ecumenismo astratto. Ma non voglio parlare entro le attuali contrapposizioni, esse sì sempre più lontane ed estranee alla nuova realtà contemporanea. Tanto è vero che non sono in grado di parlarne nel concreto e si danno solo battaglia di schieramenti e di bandiere ormai ripetitivi ed esausti. Ed essi sì totalmente astratti dalla realtà in movimento.
Quello che voglio dire è che intanto è importante resettare le nostre teste, non essere più così sicuri di ciò che pensavamo 5 o 10 anni fa. Perchè ciò farebbe resistenza al lasciarsi attraversare da ciò che sta cambiando e che immancabilmente deve cambiare almeno in parte anche noi stessi. Non una ricettività passiva, invece riflessiva e proattiva.
Ma una disponibilità ad una ricettività vera. Fare una diga a ciò che sta accadendo è cosa vana. Prima o poi crollerà. Sperimentare nuove idee non sappiamo con certezza dove ci porterà, ma almeno sarà un tentativo di uscire dal pantano dove rischiamo di sprofondare .