Poche parole
di Stefania Sergio---25-03-2026
Una riflessione sul voto. Non avevamo bisogno di dividerci e di pensare a chi avesse più ragione, il sì e il no non hanno reso migliori o peggiori le persone. Ma ci hanno fatto male, ci hanno lasciato nella supponenza di stare nel giusto. Forse non dovevamo permettere che si arrivasse a questo. Per entrare nella questione solo in punta di piedi, si poteva pensare ad una riforma della giustizia che non partisse dalla Costituzione. Una democrazia incerta ha bisogno di punti fermi e la Costituzione è il nostro punto fermo. Il referendum non doveva diventare politico, invece lo è diventato per forza. Allora chi ha votato no si infastidisce sul sì della sinistra (possiamo ancora usare questi termini o sono troppo invecchiati dalla rivoluzione francese?) e viceversa. Invece dovremmo pensare di essere i buoni o meglio più buoni, perché abbiamo imparato che il male e il bene non sono sempre separati, di quelli che stanno governando in questo momento. Ma se continuiamo a dire che la sinistra è pluralista per origine e definizione e non ci accorgiamo che è sempre divisa, questi signori e queste signore dell’attuale classe dirigente avranno una lunga e prosperosa vecchiaia.