La Tempesta e le chiacchiere da bar
di Simonetta Rossi---19-06-2026
Non sarei voluta intervenire, ma mi sento chiamata in causa dalle notazioni di Carlo Corridoni e di Alberto Galanti.
Premesso che sono convinta che tutti noi abbiamo capito e condiviso lo spirito dell'evento di Baricco; premesso che io sono abituata a leggere nella solitudine e nel silenzio, anche se in modo solitario, confesso che mi sarebbe piaciuto, alla fine dell'iniziativa (rompendo gli schemi? uscendo dal diktat sotteso alla proposta?) - essendo in fondo il mio mestiere - discutere, analizzare il racconto insieme a chi aveva condiviso la lettura con me, per capire, a caldo, le emozioni e le riflessioni che questa aveva suscitato, e, perché no?, condividere quello che l'inconsueta modalità di lettura aveva stimolato nei presenti. Visto che non è stato possibile, mi sono limitata a discuterne con i miei “compagni di banco”.
Vengo al punto: Alberto, data l'impossibilità di una “riflessione ponderata”, pur non avendo ascoltato lo scambio di opinioni, le ha definite “chiacchiere da bar” (certo, non siamo tutti critici letterari). Allora mi chiedo: sono quindi chiacchiere da bar tutto ciò che diciamo a caldo, senza ponderata riflessione, dopo aver visto un film o uno spettacolo teatrale nei nostri salotti online? Sono chiacchiere da bar gli interventi che vengono fatti quando ascoltiamo di lunedì i nostri ospiti, visto che – non conoscendo in anticipo i punti di vista dei relatori - non abbiamo certo il tempo per una ponderata riflessione?
E allora propongo il metodo Baricco.
Ascoltiamo tutti insieme l'ospite, guardiamo il film o la pièce teatrale e poi, senza proferir parola, ognuno torni ai suoi mestieri. Dopodiché ciascuno si farà, se vorrà, nelle ore o nei giorni successivi, la sua “riflessione ponderata”.
Necessariamente costretto a tenerla per sé - non essendoci né tempo né luogo per esprimerla - nel silenzio della sua cameretta.