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“Il Terzo Tempio” di Abraham B. Yehoshua
di Mariella Di Falco---22-06-2026 | |
Mettendo a posto la mia libreria, ho ritrovato un piccolo libro di Abraham B. Yehoshua: “Il Terzo Tempio”. Non ricordavo di averlo e soprattutto di averlo letto! L’ho riletto con entusiasmo. Un segno dei tempi ? Un messaggio che Abraham B. Yehoshua ( 1936 – 2022) ci vuole inviare dall’aldilà? La storia racconta la vicenda di Esther Azoulazy, giovane donna francese, nata a Parigi nel 1980 e trasferitasi a Tel Aviv, figlia di Emanuelle de Roziere, cattolica, e di David Azoulazy, ebreo, morto prematuramente nel 1992. Esther vuole rendere testimonianza al rabbino di Tel Aviv, Nissim Shoshani, di quanto le è accaduto da ragazza, ma vuole anche illustrare un progetto, con il quale intende portare la pace sia a se stessa che alla propria terra. La testimonianza della sua esperienza personale è caldeggiata dal presidente del tribunale rabbinico di Tel Aviv, Israel Halfon, perché da essa possano trarsi elementi di giudizio e circostanze di fatto a carico di Eliahu Modiano, competitor di Halfon per la nomina di rabbino a Parigi, nomina alla quale Halfon tiene molto. La testimonianza inizia tra mille siparietti e interruzioni divertenti che hanno il merito di illustrare, tra l’altro, il mondo delle norme ebraiche (halachà) che regolano gli aspetti principali della vita della comunità e che influenzano la vita anche di chi non è osservante come il padre di Esther, che si considerava agnostico. Pur non essendo credente, il padre di Esther amava lo Stato d’Israele e aveva a cuore il conseguimento della pace in quella terra ed è il profondo amore per Israele a fare in modo che la figlia vada a lezione di Torah e studi l’ebraico con il rabbino Modiano.Si stabilisce un rapporto molto forte tra Esther e Modiano, rafforzato dalla morte prematura di David, avvenuta quando Esther aveva appena 12 anni. Modiano fa di tutto per infondere una identità ebraica in Esther, anche in ricordo del forte legame di amicizia che lo legava al padre. L’impresa riesce tanto che Esther, sentendosi profondamente ebrea, emigra successivamente in Israele. Quindi, dopo la morte del padre, gli incontri con il rabbino Modiano continuano fino a quando Esther compie 17 anni, suscitando anche qualche preoccupazione nella moglie di Modiano! Esther viene introdotta in un gruppo di studio giovanile, che si riunisce ogni sabato per sentire le lezioni sul Pentateuco. Nel gruppo degli studenti Esther conosce David Mashiah, un ragazzo ebreo, cittadino francese, originario dell’Iran. L’amore sbocciato tra Esther e David viene notato da Modiano, che non vuole rinunciare alla sua “influenza” su Esther, poiché fa fatica ad accettare che non sia più lui il destinatario della emotività della giovane donna. Il rabbino Modiano fa di tutto per ostacolare questa unione e facendo delle ricerche scopre che la famiglia di David discende da una antica famiglia di sacerdoti. A questo punto prende forma il piano di Modiano per ostacolare il nascente amore tra Esther e David Mashiah. Modiano cominciò a sostenere che la madre di Esther non avesse una fede profonda nell’ebraismo e, soprattutto, che la cerimonia della conversione di Emanuelle all’ebraismo - necessaria perché potesse avvenire il matrimonio con David Azoulazy - avrebbe dovuto essere annullata, per un difetto di procedura al momento dell’immersione nel bagno rituale. Di conseguenza essendo la conversione di Emanuelle discutibile, Esther, a sua volta, avrebbe dovuto convertirsi per rafforzare la scelta dell’ebraismo. Ma diventando Esther una convertita, tale circostanza impediva a David Mashiah, in quanto sacerdote, di sposarla, poiché era proibito sposare una donna convertita, come era proibito sposare una donna divorziata o ripudiata. Quindi, Esther e David, pur essendo innamorati l’uno dell’altra, ma essendo anche osservanti delle norme religiose ebraiche, si trovarono in trappola e non poterono realizzare il loro amore. Il rabbino Shoshani si scandalizza e si arrabbia di fronte a tale racconto, sostenendo che una conversione non può essere annullata sulla base del comportamento tenuto precedentemente dal convertito e, inoltre, che la validità dipende dalle intenzioni durante il bagno rituale. In pratica, si arriva alla conclusione che il rabbino Modiano ha usato i precetti religiosi per ostacolare un amore che stava per nascere, sulla base di una stretta interpretazione delle norme giuridiche ebraiche, ma pensando più a se stesso, pur di non rinunciare alla sua “creatura”. Del resto il matrimonio civile era escluso, perché ciò avrebbe significato che David non avrebbe potuto “salire alla Torah”, il più importante rito religioso ebraico, consistente nella recita di benedizioni specifiche prima e dopo la lettura di una scrittura sacra. E tale divieto si sarebbe esteso anche ai discendenti di David ed Esther, anche quando fosse stato costruito il Terzo Tempio. E qui entra in scena il significato del Terzo Tempio, secondo la visione di Yehoshua, la cui ricostruzione è sempre invocata nella preghiera della liturgia ebraica: è un atto di fede profonda, perché tutti gli ebrei coltivano la speranza di riprendere il culto interrotto dopo la distruzione, nel 70 D.C., del Tempio di Gerusalemme, ad opera dell’imperatore romano Tito. Ma come fare a ricostruire il Tempio senza trascinare il mondo in una terribile guerra con le altre due religioni, Cristianesimo e Islam, che hanno costruito sul medesimo luogo una Chiesa e una Moschea? Ed ecco qui la proposta di Esther, che è anche il pensiero profetico di Yehoshua, il quale fino all’ultimo giorno della sua vita ha sognato l’avverarsi della pace per la sua terra. La proposta di Esther consiste nella individuazione di un luogo dove erigere il Terzo Tempio: un luogo fuori dalla città vecchia, tra la Tomba di Assalonne e la Valle della Geenna. Un luogo che non interferisce né minaccia le altre due religioni esistenti, un Tempio modesto, anche architettonicamente, ma nuovo e rivoluzionario perché non si eseguiranno sacrifici, ma si canteranno inni in memoria dei defunti, perché essi risorgano a nuova vita. Non si desidererà né si invidierà più il luogo che fu tolto con la violenza dell’invasore romano, ma si penserà alla resurrezione dei morti e si canteranno inni di speranza e di resurrezione e non suppliche di espiazione. Ciò potrebbe cambiare le sorti di Israele, ma anche la vita di Esther, perché i figli di un sacerdote e di una convertita potranno recitare preghiere e cantare inni nel Terzo Tempio! In altre parole, il dolore personale di Esther si apre ad un visione più ampia, capace di superare la solitudine verso cui un amore senza via d’uscita la sta condannando. | |