Una nuova idea di Europa di cui non potremo proprio fare a meno 

pubblicato in data  08-07-2026 da  Alberto Galanti
Il giornalista britannico Martin Wolf, principale commentatore economico del Financial Times, nella sua prefazione al libro di Mario Draghi Competere o sparire. Per un nuovo paesaggio europeo edito da Rizzoli Libri, così ha definito l'autore:
Draghi è ben più di uno dei massimi protagonisti dell’Europa contemporanea: è diventato uno dei suoi pensatori più rilevanti. La combinazione unica tra la lunga esperienza, la straordinaria intelligenza, la profonda conoscenza della materia economica, la visione globale, l’appassionato impegno nei confronti dell’Europa e la rara coesistenza di idealismo e concretezza lo hanno reso, più di chiunque altro, l’uomo che gli europei devono ascoltare... Draghi non è più uomo d’azione. È diventato piuttosto il profeta dell’Europa. Tali qualità si manifestano in misura straordinaria in questo libro che prende le mosse dai discorsi tenuti tra il giugno 2023 e il 14 maggio 2026
Chi si interroga sul destino dell'Europa, a cui è indissolubilmente legato il destino dell'Italia, troverà risposte in questo libro. Nelle prime pagine è lo stesso Draghi a premettere che le sue analisi e le sue proposte prendono le mosse da un assunto di base. Eccone una sintesi:

La costruzione dell'Europa poggia su un modello economico e sociale unico, capace di coniugare equità, solidarietà, rispetto dell'ambiente. Per decenni, ogni cittadino europeo è cresciuto nella consapevolezza che la società di cui era parte non lo avrebbe lasciato solo. Questa rete di protezione – che va dalla sanità all'istruzione alla previdenza – è l'orgoglio di tutti gli europei. La sfida per le istituzioni – governi, Commissione europea, parlamenti – è assicurarsi che questo modello rimanga sostenibile e capace di evolvere insieme alle nostre società.
L'Europa deve ritrovare la capacità di crescere...
Riuscire a competere con il resto del mondo vuol dire assicurarsi che i giovani europei – e gli europei che non sono ancora nati – abbiano gli stessi diritti, le stesse tutele, le stesse opportunità che hanno definito il nostro modello in questi decenni. È una questione di giustizia sociale, di valori collettivi, di identità europea. Ma vuol dire anche poter difendere i nostri confini e la nostra indipendenza politica, la nostra libertà...
La crescita è quindi la precondizione per tutto ciò che l'Europa dice oggi di dover fare: finanziare la transizione energetica, difendere il proprio continente, costruire le industrie dell'era digitale e sostenere società che invecchiano...
Intanto, il mondo che un tempo aiutava l'Europa a generare prosperità non esiste più. È diventato più duro, più frammentato e più mercantilista...
Decisioni dalle profonde conseguenze per le economie europee vengono prese sempre più unilateralmente, ignorando le regole delle quali gli Stati Uniti un tempo si facevano paladini. E per la prima volta dal 1949, gli europei devono fare i conti con la possibilità che gli USA non garantiscano più la nostra sicurezza alle condizioni che un tempo davamo per scontate...
D'altra parte neanche la Cina offre un'ancora alternativa. Sta generando surplus industriali su una scala che il mondo non può assorbire se non svuotando la nostra stessa base produttiva. E sta sostenendo direttamente il nostro avversario, la Russia. In un mondo di alleanze in evoluzione, bisogna riconsiderare qualsiasi dipendenza strategica. Per la prima volta a memoria d'uomo, siamo davvero soli insieme...
L'Europa sta rispondendo a questa nuova realtà. Ma sta rispondendo all'interno di un sistema che non era stato concepito per sfide di questa portata.
Chi leggerà con attenzione questo libro troverà il progetto di un sistema alternativo all'esistente, capace di reggere tali sfide. Tutte le spiegazioni sono chiare e comprensibili. L'Autore non fa nessuna concessione all'ottimismo o al pessimismo. Quello che propone si può realisticamente fare. Lo sforzo per farlo si annuncia enorme e richiede una rivoluzione culturale che dovrà investire le Istituzioni, le forze politiche e i cittadini dei 27 Stati membri.
Confesso che ogni tanto, durante la lettura pensavo sconfortato all'Italia. Pur consapevole che problemi analoghi sono presenti in misura più o meno grave anche negli altri Stati membri, riflettevo sulla mediocrità del nostro personale politico di governo e di opposizione. Sulla sua propensione allo scontro ottuso. Sulla sua incapacità di rendersi conto che le cose veramente indispensabili da fare sono quelle che interessano tutti e che serviranno a chiunque governerà pro tempore. Il dramma è che molti cittadini, culturalmente sguarniti dopo mezzo secolo di istruzione pubblica inadeguata, rimbecilliti dalla continua esposizione ai talk show, ossessionati nella difesa dei piccoli interessi di bottega e dell'inviolabilità del 'loro giardino', consentono a questa miope politica di prosperare e a questo Paese di regredire.
A volte sospendendo la lettura pensavo 'non ce la faremo mai'.
Poi però sono andato avanti fino alla fine perché questo progetto di 'federalismo pragmatico' da costruire insieme, lanciato d Draghi, è un affascinante programma politico. E nella mia vita non ho mai rinunciato ad avere un programma politico in cui credere.