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Odissea e ritorno.
pubblicato in data 26-07-2026 da Piero Fortini | |
Nolan con 'Odissea' ci regala un altro film grande, non grandioso. Come molti film importanti muove da molteplici stratificazioni e chiavi di lettura. A me rimane impressa quella di un radicale viaggio interiore di Ulisse, fino ad approdare ad una nuova consapevolezza di sè e del mondo, tale che lo porta a mutare vita. Tra i tanti temi due mi sembrano quelli che più offrono un viatico interpretativo: la guerra e il viaggio di ritorno a casa. La guerra da non intendersi tanto in senso storico-politico, ma appunto come riflessione più generale sui moventi del comportamento umano e sui confini del disumano. Ulisse vive l'esito come una sconfitta tanto dei Troiani quanto degli Achei, non perchè non ritenesse in sè giusto vincere, ma per il modo assolutamente brutale con cui avviene il massacro. 'L'impotenza che abbiamo provato 10 anni sulla spiaggia, l'abbiamo sfogata tutta in una notte' dice a Calipso, mentre vediamo una delle scene più emozionanti del film, in cui i Greci fanno carne di porco di tutto ciò che è troiano. E che questo abbia provocato un vulnus irreparabile in Ulisse lo dimostra il flash che irrompe improvviso e illogico in tutte le due ore precedenti di proiezione in cui si vede Ulisse semidisteso a terra con sguardo attonito, mentre attorno a lui è il tumulto. Ulisse introietta che nella notte della vittoria è stato sconfitto l'uomo, che è andato oltre ogni limite, oltre la guerra stessa. E il viaggio di ritorno è da ciò segnato fin dal suo inizio, quando non segue Menelao in una rotta più diretta verso casa, ma ne sceglie un'altra, più complessa 'perchè dobbiamo conoscere altre terre e altre genti', dice ai suoi compagni di equipaggio. Ulisse sente che non è ancora tempo di tornare a casa, da uomo in crisi, che non è più se stesso. Tornare a casa è anche tornare in sè, magari un altro sè. E comincia il viaggio delle tante prove crudeli e dolorose, ma che sente necessarie per capire chi è, per uscire dallo smarrimento. Mette a rischio lo stesso rapporto coi compagni più fedeli pur di andare fino in fondo in questo viaggio nei gironi del suo inferno. Fino ad approdare, dopo che una tempesta ha distrutto la nave e fatto morire tutti gli altri, alla spiaggia di Calipso, naufrago solo e privo di sensi. Un uomo a nudo, totalmente dentro il suo fallimento. E dopo anni di 'felice' e dimentico sperdimento, quando Calipso comprende che Ulisse nel fondo di se stesso vuole e deve tornare a Itaca, inizia tra i due un vero e proprio processo psicoanalitico ed è lei che lo spinge a ricordare (ed elaborare) tutto quello che è accaduto e a capire quanto tutto ciò l'abbia cambiato. Ora, soltanto ora, Ulisse è davvero pronto per tornare a casa. E fare scelte nuove, cambiare vita, 'inseguire il sole ad ovest, fin oltre l'orizzonte'. L'irrealistica proposta fattagli da Penelope 20 anni prima per non farlo partire in guerra, ora diventa l'obiettivo concreto di un viaggio nuovo. Liberi dall'oppressione di dover esercitare il potere e di dover seguire sempre e comunque i poteri superiori, incarnati da Agamennone, che non a caso è l'unico personaggio che non vediamo mai in sembianze umane, ma sempre come un'enorme armatura. Quindi, in sintesi, la vittoria a Troia come epocale sconfitta di una civiltà a dimensione umana e il viaggio di ritorno come sofferta, tortuosa prova di mutazione e liberazione. Un difetto del film. Il cast. Una super mega produzione ha 'costretto' Nolan ad un agglomerato di divi o presunti tali, tutti del tutto o in parte al di sotto del livello e complessità di sfumature che il film richiedeva. Tanto che il volto che più mi è rimasto impresso è quello della a me sconosciuta attrice che ha interpretato Circe. Ma, nonostante ciò, il film, con la sua visionarietà e complessità è abbastanza potente da esprimere e far arrivare efficacemente i suoi discorsi e le sue evocazioni | |