Un'analisi di straordinario valore di cui dobbiamo esser grati a Federico Fubini 

pubblicato in data  17-09-2026 da  Alberto Galanti
Tolstoj apre Anna Karenina ricordandoci che tutte le famiglie felici sono simili fra loro, mentre ogni famiglia infelice è infelice a modo suo. Russia e Stati Uniti sono state molto diverse nella felicità, eppure infelici in modi sorprendentemente simili.
Federico Fubini, IMPERI ALLO SPECCHIO, Mondadori

Il libro di Federico Fubini inizia analizzando il progressivo 'declino imperiale' di queste due superpotenze e si sofferma sulle somiglianze che ne hanno caratterizzato le fasi, a partire dai catastrofici 'ritiri dallo stesso inferno' delle rispettive avventure afghane ( la sovietica nel 1989 - l'americana nel 2021). Agli occhi del mondo divennero il primo evidente sintomo della loro stanchezza a continuare ad 'iscenare sempre e ovunque il loro ruolo' egemonico. Non a caso all'indomani del ritiro sovietico dall'Afghanistan, esplodono le sommosse popolari nell'Europa centrale che culmineranno con la caduta del muro di Berlino. L'URSS assiste rassegnata come mai prima, perché non ne può più degli onerosi rapporti con i suoi stati vassalli che il popolo russo paga a caro prezzo, conducendo una vita grama.
All'indomani del ritiro americano da Kabul, Putin decide di invadere l'Ucraina contando sul fatto che gli Stati Uniti non hanno più voglia di intervenire al posto dei paesi europei della NATO, direttamente interessati da tale aggressione sul loro continente. Secondo Trump è troppo caro il prezzo sopportato a lungo dalla popolazione americana per difendere ancora quei 'parassiti' degli europei.
Una seconda somiglianza nel declino dei due imperi viene colta esaminando i dati statistici delle reciproche 'speranze di vita' che peggiorano, mentre i progressi medico-scientifici stanno prolungando le vite delle persone praticamente ovunque nel mondo. Ad aggravare il tutto si aggiungono le centinaia di migliaia di morti dei 'disperati' (col fentanyl in USA - con la vodka di infima qualità in Russia).
La fiducia assoluta nell'avanzato sviluppo tecnologico perseguito e raggiunto aveva illuso l'Unione Sovietica di poter tenere in piedi l'intero sistema. L'America trumpiana sta puntando tutto sul mantenimento del primato in settori tecnologici avanzatissimi, tentando di compensare i contraccolpi delle sue pericolose politiche fatte di 'dazi, guerre improvvisate, rimessa in discussione delle alleanze all'estero e delle istituzioni a Washington'. Chissa se anche questa finirà per confermarsi una somiglianza.

L'Autore passa poi a illustrare nei dettagli il brutale improvviso spericolato passaggio dall'economia pianificata dell'URSS alle 'liberalizzazioni' e alle 'privatizzazioni' nella nuova Russia, in assenza di una concorrenza trasparente. 'Non ci sono leggi, giudici o regolatori a vigilare su frodi e abusi, non c'è una cultura di mercato o una rete di sostegno per chi sprofonda nella povertà, né controlli di alcun tipo contro il diffondersi di sciacalli e profittatori'. E in assenza di un adeguato sostegno finanziario occidentale: un sostegno ridotto a cifre ridicole per costringere la Russia a un drastico taglio delle sue spese militari teso a ridimensionarne la potenza. Gia nel 1992 'l'inflazione in Russia sale oltre 3000 %, l'anno dopo sopra il 900 % e a metà decennio è ancora al 200 %'. La concentrazione del potere economico nelle mani di pochi oligarchi, diventati in pochi mesi enormemente ricchi, li rende capaci di condizionare un potere politico già ampiamente corrotto e illiberale. Una 'terapia d'urto', prescritta da illustri scienziati economici formati ad Harvard, divenuti consulenti di fiducia del nuovo governo russo. Una fiducia tradita se si considerano le gravissime illegalità originate dai conflitti di interesse che si vennero a creare per il consulente più in vista. Troppo 'urto' e non abbastanza 'terapia' la giudicò poi il Dipartimento di Stato americano. Ma i danni enormi, che il libro descrive ampiamente, ormai erano stati fatti.
Fubini paragona questa 'Russia postimperiale in ginocchio' alla Germania degli anni 20, dopo la pace di Versailles, con le tragiche conseguenze che tutti conosciamo.
Ma la caduta del Muro, la fine della Guerra Fredda e il collasso Russo, producono negli USA un'euforia tale da rinunciare progressivamente in casa ai pesi e ai contrappesi delle sue libere istituzioni e al ruolo recitato agli occhi del mondo di superpotenza virtuosa e garante degli equilibri geopolitici. Nel libro troviamo una dettagliata descrizione delle dinamiche che hanno prodotto negli ultimi 35 anni la decadenza della democrazia americana. Una decadenza, di cui Trump è solo la punta dell'iceberg, che ha portato al potere oligarchi detentori di stratosferiche ricchezze, inducendo una strisciante corruzione all'interno delle stesse prestigiosissme Istituzioni di garanzia. Il quadro per gli alleati europei è spiazzante e deprimente.
Leggere questo libro per noi comuni cittadini europei e italiani, è indispensabile se vogliamo capire bene da dove vengono i rischi e i pericoli che abbiamo di fronte. Il pessimismo della ragione trova purtroppo nuovo alimento. Tuttavia la lettura dell'ultimo capitolo dal titolo 'Kharkiv, Ucraina, febbraio 2026', bellissimo e a tratti commovente, rinvigorisce quell'ottimismo della volontà che dà senso alla nostra vita.