|
|
Gioventù vo cercando
pubblicato in data 26-10-2026 da Piero Fortini | |
Mi piacciono i giovani che studiano sodo, che mirano ad una formazione migliore per un lavoro migliore. Mi piacciono i giovani che si fanno in mille modi carico della comunità. Mi piacciono i giovani che si divertono, che cantano e ballano. Non mi piacciono i genitori che hanno abdicato al ruolo di genitori. I figli, col grande decremento demografico in atto in Italia, sono ormai bene raro, che in quanto tale si impreziosisce a tal punto da diventare quasi un idolo. Vi è capitato di imbattervi in genitori che esibiscono il proprio figlio come un trofeo, parlandogli ad alta voce in modo che tutti sentano? Come se un figlio fosse un miracolo accaduto solo a loro (che ci perdonino le precedenti generazioni che di figli ne sfornavano 3 o 4 con estrema naturalezza). E gli parlano come ad un adulto, fornendo forbite spiegazioni su qualsiasi cosa, anche un nonnulla. Perchè anche il più piccolo esserino deve capire tutto, essere pienamente consapevole, come da manuali letti in gestazione. E a quel bambino ci si inchina, appunto, come ad un idolo, pronti ad esaudire ogni suo desiderio, perchè la comprensione fa un genitore aperto e moderno. Basta una insistenza un po' più che ripetuta e questi piccoli dittatori coltivati ottengono il voluto, che diventa il dovuto. Talvolta si rovescia quello che era il precedente stereotipo e sono i nonni ad esercitare una qualche autorevolezza e a dire dei no. Parlo della famiglia perchè mi pare sia il primo fondamento, ma anche la scuola è importante. Ma qui so veramente poco, altri potranno parlarne assai meglio di me. Ora mi chiedo quanto di tutto ciò, avere facilmente tutto, si trovava nella testa di quei giovani e ragazzini (novità inedita) che hanno mostrato indifferenza assoluta per il rispetto del lavoro altrui, hanno frantumato il lavoro altrui, si sono impadroniti dei prodotti del lavoro altrui dietro lo scudo urlato dell'ingiustizia sociale? Si dice: queste violenze hanno oscurato le vere ragioni delle manifestazioni. Quali, se erano tutto ed erano niente, indette da soggetti 'politici' labili e quasi imperscrutabili? Quando le manifestazioni vengono indette senza obiettivi definiti e concreti, che abbiano almeno un qualche riscontro nella realtà, la violenza di tanti o di pochi non è un accidente, ma consustanziale. Però ci sono gli adulti, gli adulti pensosi reduci di battaglie reiteratamente fallite, che vedono in questi giovani non una minoranza magmatica, ma masse incamminate verso il sol dell'avvenire. E si reincarnano in essi, mettono loro in groppa le proprie istanze del passato e nasce un nuovo mito monolitico: la gioventù. Dove c'è gioventù c'è ragione e causa giusta. Io invece non penso che la gioventù sia un moloch che ha valore in sè. Piuttosto una palestra bella, energica e contraddittoria per diventare il più possibile una persona adulta risolta. La gioventù, per sua natura, è transeunte, un passaggio non un valore permanente. In Italia non ha lasciato mai tracce più che effimere. Nemmeno il '68. Cosa ha cambiato nella scuola il rito permanente, come un capodanno, delle occupazioni degli studenti? La rivoluzione femminile degli anni '70 e '80, di donne e ragazze, sì che ha lasciato componenti che hanno trasformato in profondità la vita civile e sociale del nostro Paese. Ma io, che a 19 anni scrivevo articoli infuocatamente rivoluzionari su una bacheca pubblica denominata 'Società marxista', ora sono un vecchio che sta diventando sempre più conformista, che volete che ne sappia? Però provo un po' di tenerezza per quegli adulti o vecchi pronti ad esaltare qualsiasi venticello per vedere riscattati i propri fallimenti. Nel frattempo in Serbia, un movimento suscitato da studenti e fattosi parte e progetto politici ha cacciato il tiranno. Io non l'ho visto arrivare, ne ho avuto notizia negli scorsi giorni. E' un nuovo caso studio, da capire e su cui riflettere. Qualcuno che sa di cose serbe dice che i filoeuropei stanno qui dentro, ma che c'è molto altro e che l'evoluzione è aperta. Certamente una formazione politica maggioritaria allo stato nascente non si può pretendere sia anche omogenea. Guardiamo con mente aperta senza pregiudizi nè mitologie apologetiche. Certo che se in Serbia fiorisse una prospettiva nuova rispetto ai decenni passati sarebbe bello. E che i giovani ne siano stati il nerbo sarebbe ancora più bello. | |