Multiculturalismo e valori non negoziabili
di Stefano Minghetti---13-06-2021
Quindici anni fa Benedetto XVI a Ratisbona, sede della sua antica cattedra di teologia, tenne una storica Lectio magistralis, nel corso della quale citò le parole di un imperatore bizantino che criticava quanto affermato da Maometto a proposito della liceità di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava.

Le parole del papa vennero contestate assai aspramente da molti esponenti del mondo islamico, arrivando anche a minacce di morte da parte delle frange più estremiste. Non mancarono, inoltre, voci critiche da parte di esponenti ed intellettuali del mondo occidentale che, per viltà o per ipocrisia, non vollero comprendere gli ammonimenti contenuti nel messaggio del pontefice, rivolto in realtà contro ogni forma di imposizione violenta di un credo religioso.

La stessa viltà e ipocrisia - dispiace dirlo - sembrano improntare oggi il dibattito sul caso di Saman, la giovane pakistana quasi certamente uccisa per non essersi sottomessa a un matrimonio impostole dalla famiglia.
Come ha ricordato Carlo Panella nel suo recente articolo 'Leggere i Versetti in Occidente' (Linkiesta, 9 giugno 2021): “Ha ragione Maria Mahmoud, del Pd, quando risponde alla domanda sul perché la sinistra non prende posizione su Saman e denuncia il timore di intervenire sui diritti negati alle donne musulmane per non correre il rischio di passare per razzisti e quando denuncia il relativismo culturale, imperante a sinistra, come il più grave errore. Questo è il punto dei troppi silenzi e soprattutto delle troppe incomprensioni della terribile vicenda di Saman.”
Insomma, sostiene Panella, si teme, soprattutto a sinistra, di criticare il mondo islamico per non infrangere un tabù ideologico e per non far emergere una realtà che cozzerebbe con le certezze multiculturali.

E’ vero che - come sostengono gli imam - nel Corano non c’è nulla che giustifichi l’assassino di Saman. Ma è altrettanto vero che nello stesso testo si sostiene che la donna è, e deve essere, subordinata alla volontà dell’uomo. Tale affermazione va valutata tenendo presente che i versetti del Corano non sono soggetti ad interpretazione, data la sua natura “increata”, cioè eterna. In altre parole, il Corano e la sharia impediscono ancora oggi, nettamente e senza limiti, che le regole autoritarie e prevaricatrici del patriarcato vengano riformate e superate, come è accaduto - sia pure da non molti anni - nelle società occidentali.
Non sono mancati alcuni “liberi pensatori” musulmani, che hanno affermato la natura “creata” del Corano, legittimando l’uso della ragione umana nella sua interpretazione, come è avvenuto per la Bibbia. Purtroppo, questa componente modernista e riformista è del tutto marginale nel mondo islamico e molti suoi esponenti sono stati accusati di apostasia, messi a tacere e perseguitati, quando non uccisi.

Se da un lato, non esiste un modo facile per risolvere queste contraddizioni, dall’altro non è continuando a chiudere gli occhi che si potrà contribuire alla riforma in senso modernista e liberale delle comunità musulmane che vivono in Italia. Certo, non è facile affermare certi valori, in primis la sacralità della vita e la dignità e la libertà della persona, dal momento che neppure noi siamo del tutto capaci di viverli ed imporli.