Progetto EUROPA LIVE - Incontro degli studenti dell'Augusto con la giornalista Laura Berti
di Mariella Di Falco---05-01-2026
Il primo incontro di quest’anno dei nostri progetti nelle scuole si è svolto il 17 dicembre, al liceo Classico Augusto. Tema ”One health”, con la giornalista Laura Berti, ex alunna dello stesso liceo e oggi conduttrice e curatrice della trasmissione Rai Medicina 33, che va in onda tutti i giorni dopo il Tg 2. L’iniziativa si inserisce nel progetto Europa Live e si traduce in ore valide per l’orientamento formativo. Laura Berti si è presentata, raccontando il suo personale percorso formativo e lavorativo.
Cosa deve intendersi quando parliamo di “One Health ”? “One health” significa che la salute è un tutto unico e si basa su tre pilastri: il pilastro umano, il pilastro ambientale e il pilastro animale. E cosa implica un approccio basato su questo principio, in particolare per quanto riguarda la salute?
La non conoscenza delle interconnessioni tra questi tre pilastri – (o non comprensione della complessità) - può portare a gravi conseguenze, come ha chiarito Laura Berti ricordando, a titolo di esempio, la diffusione del virus Nipah (NIV) avvenuta in seguito alla deforestazione della foresta pluviale in Indonesia nel 1997, per far posto alle coltivazioni agricole. La distruzione di questo ambiente naturale ha fatto sì che una specie di pipistrelli, che vivevano nella foresta pluviale (volpi volanti), portatori del virus, si spostassero in massa in Malesia, dove c’era la presenza di molti allevamenti di maiali. Nella ricostruzione successiva (1999) si capì che, dal momento che i maiali vennero a contatto con la frutta contaminata dalle volpi volanti, si crearono le condizioni per il fenomeno dello spill over e cioè il passaggio del virus dall’animale all’uomo, attraverso l’uso di cibo infetto.
Altri passaggi di virus da animali ad esseri umani sono stati le infezioni da Ebola (Congo), da Sars e da Hiv. Tutti questi eventi dimostrano che la natura e gli esseri umani sono indissolubilmente connessi e questa connessione viene a sua volta esaltata, in senso negativo, da tre fattori:
a) assunzione non corretta di antibiotici;
b) sviluppo di una resistenza agli antibiotici, rafforzata dall’espansione degli allevamenti intensivi, dove si fa un uso notevole di antibiotici;
c) presenza negli ospedali di molti malati con un sistema immunitario basso.
Il panorama che ne è emerso è legato alla difficoltà di capire le interconnessioni e, più in particolare, di come l’essere umano influisce sull’ambiente con gesti che, visti isolatamente, sembrano minimi, ma che possono portare a cambiamenti imprevedibili: il cosiddetto “effetto farfalla”. A tale proposito è stata citata una ricerca dell’Istituto Superiore della Sanità che ha comprovato la presenza di microplastiche nell’Antartide, microplastiche che - ingoiate dai pesci -ritornano a noi tramite il nostro cibo quotidiano. Raramente ci rendiamo conto delle conseguenze che può avere il semplice gesto di usare e gettare una bottiglietta di plastica !!
La relatrice, adottando lo stesso approccio multidisciplinare, è passata ad altri temi più legati al sociale e alle relazioni interpersonali, analizzando problematiche più vicine al vissuto dei ragazzi, quali il bullismo, il consumo di alcool e sigarette e di altre sostanze (il cd. policonsumo). Il bullismo (definibile come modo violento e malvagio di denigrare l’altro) è collegato alla vergogna di dire di stare male e all’esigenza di uniformarsi agli altri; mentre alla base di altre forme di disagio giovanile come l’anoressia, la bulimia e l’autolesionismo c’è la difficoltà a chiedere aiuto. E’ dimostrato infatti che, in molti casi, se si esterna il disagio, le cose possono migliorare.
In pratica, avere cura dell’ambiente e avere cura di noi stessi sono due dimensioni collegate: anche qui si riconosce l’interconnessione che è alla base dell’approccio “One Health”.
Ma spesso mancano le parole per dirlo: c’è difficoltà a parlare delle modalità di trasmissione dell’HIV, ma c’è difficoltà anche ad avere relazioni interpersonali dirette, per esternare il proprio malessere. Soprattutto perché le relazioni personali sono sempre più mediate dal cellulare, per cui sono tutte basate sul cervello e se ne perde la corporeità e la spontaneità.
Lo smartphone diventa una specie di “arto aggiunto” dal quale non ci si può separare: esso rappresenta innegabilmente una finestra sul mondo sia esterno che interno, ma nel corso del dibattito che è seguito è emersa la necessità di imparare a conoscerlo, e soprattutto di imparare a porsi delle domande, per conoscere se stessi e l’ambiente che ci circonda e le molteplici connessioni esistenti, attraverso un approccio multidisciplinare.