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Intervista a Marco Damilano degli studenti del Liceo Vivona
di Giuliana Mori---28-01-2026 | |
Abili sono stati gli studenti del Liceo Classico Statale Francesco Vivona di Roma a ribaltare le posizioni dell’incontro con Marco Damilano giovedì 22 gennaio 2026: da oggetti di analisi e osservazioni come lasciava presupporre il titolo “Paura e fiducia nei giovani, percezioni e sfide del presente” sono riusciti a condurre loro l’intervista al giornalista, facendo domande e cercando di capire se c’era del vero in quello che diceva. E la prova per Marco Damilano è stata superata brillantemente a pieni voti perché le sue parole sono risultate vere, coinvolgenti, formative, disinteressate. Una grande lezione per le ragazze e i ragazzi, un grande esercizio di democrazia, come lo ha definito Damilano stesso. Il titolo faceva pensare a giovani passivi, pronti a digerire inerti l’ennesimo discorso retorico sulla necessità di agire e di sentirsi responsabili del futuro della società, invece si è assistito ad un confronto di due, tre generazioni, in cui la più giovane incalzava e le parole di Damilano non facevano altro che confermare che i giovani sono il frutto di ciò che c’è stato prima, sono il risultato di valori e comportamenti che, nel caso dell’Italia, si sono modificati e diluiti nel tempo: un paese che invecchia perché non si fanno figli, la percentuale più bassa in Europa, un paese in crisi economica, perché il tessuto delle piccole e medie imprese è stato smantellato, un paese in crisi democratica perché dalla percentuale dell’80% di votanti alle elezioni politiche, che si è avuta costantemente dal 1948 al 2006, con punte del 90% nel 1976, si è passati al 63% nelle ultime elezioni politiche del 2022, per continuare a scendere nelle ultime elezioni regionali.Non siamo mai all’anno zero, non veniamo dal nulla, come talvolta tentano di farci credere, c’è sempre qualcuno prima che ha fatto qualcosa, questa la prima risposta di Damilano a chi gli chiedeva cosa è il nuovo in politica. Chi non ha rapporto con il passato, con la memoria, non è in grado di pensare al futuro. Altro pilastro della politica è, per il relatore, il senso dell’unità, del tenere insieme la popolazione nonostante le differenze di opinioni politiche, religiose, come fece negli anni ’70 Aldo Moro, segretario della Democrazia Cristiana, secondo il quale è la flessibilità che ci salva, non il potere, come fa oggi Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, rispetto a chi propone un modello di polarizzazione per la quale occorre trovare sempre qualcosa che divide o che contraddistingue. Sulla politica internazionale Marco Damilano non ha dubbi, vede in Trump colui che vuole spartirsi il mondo in zone di influenza con Cina e Russia, quest’ultima sottomessa alla Cina, come fu a Yalta, quando a decidere delle sorti del mondo furono Stati Uniti, Gran Bretagna, quest’ultima nell’orbita degli Stati Uniti, e Russia, mentre l’Europa è spazzata via e non conta nulla. Si tenga conto del fatto, secondo Damilano, che a narrare la storia è sempre e solo l’Occidente, come se il resto del mondo non esistesse. Per quanto riguarda le domande relative al ruolo della stampa nella nostra società, alla figura del giornalista e se ancora esiste una figura degna di questo nome, al ruolo delle tecnologie nella stampa attuale, Marco Damilano non ha alcuna esitazione a dire che tutto il sistema dell’informazione risulta oggi indebolito, meno libero. Editori impuri che svolgono le loro attività principali nel settore delle costruzioni, della sanità, delle automobili, del petrolio, attività per loro più importanti delle imprese editoriali, che quindi servono di supporto nelle relazioni politico-istituzionali. Per questo è necessario sempre di più, secondo lui, che il giornalista sappia fare delle scelte, perché è colui che fa domande, che fa inchieste sul potere. Il presidente della Turchia Erdogan ha dichiarato che non è il potere contro la democrazia ma la stampa perché, mentre lui è stato eletto democraticamente, i giornali lo controllano e quindi sono contro la democrazia. E pensare che dopo il crollo del muro di Berlino nel 1989 si pensava che la democrazia e la libertà di stampa avrebbero contagiato Russia e Cina, ora invece sta accadendo esattamente il contrario, è il potere che vince, è la forza che vince. Per quanto riguarda il digitale e le nuove tecnologie Marco Damilano non ha problemi a riconoscerne gli aspetti positivi, ora in tempo reale si possono leggere i giornali stranieri e sapere cosa avviene nel mondo, in modo veloce si acquisiscono informazioni per scrivere un articolo e si ha più tempo per pensare, non va bene se questo tempo viene dedicato a soddisfare il cliente, a non far emergere i fatti, a oscurare la verità. Alla domanda sui suicidi nelle carceri Damilano cita papa Francesco e ricorda che qualche giorno prima di morire era andato in visita al carcere di Rebibbia e che le sue parole nel merito erano sempre rivolte ai carcerati nel senso “perché loro e non io”, “per capire è necessario mettersi nei panni dell’altro”, lezione enorme di umanità. ![]() | |