La mia tardiva scoperta di un grande scrittore
di Alberto Galanti---30-07-2026
'I libri, i film, i racconti che più mi coinvolgono sono quelli che presentano contemporaneamente la dimensione orizzontale della vita e quella verticale. Orizzontale: l’amore, l’amicizia, i legami che si formano quando si compie la traversata nelle stesse acque, nello stesso tempo. Verticale: i rapporti fra le generazioni. Genitori e figli, antenati e discendenti, che hanno abitato mondi diversi, condiviso altri racconti collettivi, altri valori, altri assiomi... ma in realtà, via via che invecchio, quel che più mi interessa è la dimensione verticale. Non tanto i miei amici e i miei amori, quanto i miei genitori, i miei figli, il bambino che sono stato. È di questo che ho voglia di scrivere oggi... Allo stesso tempo, sono fra quelli, sempre più numerosi, convinti che stiamo andando incontro a una catastrofe storica senza precedenti, il tracollo della nostra civiltà, se si è ottimisti, e, se si è pessimisti, l’estinzione della nostra specie. Se è vero, se davvero sta accadendo questo, che senso ha scrivere di altro? Davanti al fatto che siamo otto miliardi sulla terra, al disastro ecologico irreversibile, alla crisi migratoria, davanti all’intelligenza artificiale che ci inghiottirà senza lasciarci il tempo di accorgercene, davanti, per inciso, alla fine della democrazia e di tutti i nostri valori, nostri in quanto occidentali (dico «per inciso» perché tranne noi nessuno sembra ritenerla una grave perdita), davanti a tutto ciò non è forse completamente fuori luogo scrivere della propria piccola vita che sta finendo, della propria piccola famiglia, della giovinezza dei propri genitori?
A mia discolpa, io non faccio solo questo...'
Emmanuel Carrère - Kolchoz (2026) - Adelphi

È vero. In questo libro l'Autore fa molto di più. Racconta, come solo un grande scrittore può fare, la storia della sua famiglia. Una famiglia certamente non comune. Kolchoz inizia infatti con i funerali di stato e con il discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron, in memoria della madre dell'autore, Hélène Carrère d'Encausse, storica e politica francese, membro dell'Académie française. Una storia familiare scritta con la costante ossessione di una spietata ricerca della verità, inquadrandola nelle dimensioni 'orizzontale' e 'verticale' citate, ma avendo cura di incastonarla nella storia europea dal primo novecento ad oggi. I bisnonni del ramo materno di Carrère erano tra gli esuli russi, fuggiti dalla Rivoluzione bolscevica, che avevano abbandonato tutti i loro beni in patria. Signorotti o semplici benestanti nel loro paese, in Francia si ritrovarono nullatenenti, costretti ad adattarsi a lavori umili e poco remunerati nel tentativo di diventare ciascuno artefice di un nuovo destino.

Ho molto apprezzato l'attenzione dell'autore al contesto storico perché mi ha consentito di conoscere fatti che ignoravo o su cui non avevo avuto mai occasione di riflettere adeguatamente. Solo qualche esempio:
- l'invasione della Francia ad opera dell'esercito tedesco nel luglio del 1940, vissuta con travaglio dagli esuli russi, provocò forti lacerazioni all'interno delle loro stesse famiglie. Ognuno si chiedeva con chi avrebbe dovuto schierarsi. Con la Germania baluardo della 'civiltà', nemica giurata degli odiati bolscevichi oppure con la Francia che li aveva accolti?
- l'amnistia generale per tutti quelli che avevano lasciato la Russia, decretata da Stalin nel 1946 fu oggetto di una capillare campagna informativa organizzata dall'ambasciata sovietica a Parigi, dai consolati e dalle stesse sezioni del Partito Comunista Francese. L'apertura della frontiera e il conferimento della cittadinanza sovietica vennero accolte con entusiasmo da un numero stimato tra i 5.000 e i 10.000 esuli che, partendo, caddero in quella che si rivelò una trappola criminale.
- le complesse vicende interne seguite al crollo dell'Unione sovietica nel 1991, che hanno finito per consentire a Putin di costruire un ampio consenso popolare attorno alla sua visione di una Russia di nuovo grande. Un consenso che lo fa governare indisturbato da 26 anni, perseguitando e uccidendo gli oppositori e scatenando guerre d'aggressione prima in Georgia e ora in Ucraina.

Ho trovato divertenti in Kolchoz le pagine dedicate alle accese discussioni in famiglia sui grandi della letteratura russa e i giudizi, curiosamente argomentati, su Tolstoj, Dostoevskij, occidentalisti, slavofili. Anche la musica vi si presenta in modo divisivo. Sono pagine nelle quali si cerca di allentare la tensione emotiva e la commozione che pervade i lettori di questo libro che, a mio modesto parere, sarà annoverato tra i grandi capolavori della letteratura contemporanea.